Intervista a Mark Miller: la Buell, le moto elettriche e la sua Isola di Man

Alto, biondo, occhi azzurri: più che un pilota, Mark Miller sembra quasi un attore hollywoodiano. Statunitense lo è, comparsa in alcuni spot pubblicitari pure. Ma Miller ha scelto ben altro nella vita, ha scelto le moto e le corse. E lo ha fatto nel migliore dei modi, riuscendo a scrivere il suo nome nella storia. 

Californiano di nascita, Mark dedica i primi anni della sua carriera motociclistica al campionato AMA, mentre dalla fine degli anni ’90 inizia a spostare la sua attenzione verso le corse su strada. Prima fra tutte, il famigerato Macau Grand Prix, dove è presenza fissa dal 1998. Nel 2006, poi, l’esordio al Tourist Trophy. L’Isola di Man, la sua nuova casa, lo accoglie nel migliore dei modi: Mark diventa il pilota statunitense più veloce di sempre sul Mountain Course e nel 2010 vince il suo primo TT nella nuovissima categoria delle moto elettriche (TT Zero), in sella alla sorprendente Moto Czysz.

Quest’anno ha avuto il piacere di guidare una moto americana proprio al Macau GP, la particolarissima Buell EBR 1190RS, una moto di 176 kg e solo un centinaio di esemplari prodotti.

Ma numeri e statistiche non servono per raccontare Mark “Thriller” Miller. E’ la sua persona che affascina, la sua cortesia, la sua umiltà, la sua passione, il suo modo di ritenersi fortunato per i risultati ottenuti. Una persona che colpisce, che lascia il segno. Ma basta leggere le sue parole per capirlo.

 

 

Mark, parliamo innanzitutto della Buell che tu e Brandon Cretu avete guidato al Macau GP di quest’anno. Il suono era spettacolare! Era altrettanto spettacolare da guidare questa moto?

Ciao Marta e ciao a tutti i lettori di RoadRacingCore! La Buell è molto diversa dalle altre moto. E’ un bicilindrico a V di 72 gradi, un motore “fatto a mano” che spinge in basso e un telaio piccolo e leggero. E’ circa 20 kg più leggera della maggior parte delle Superbike. Detto questo, in una pista da go-kart la Buell sarebbe imbattibile. Macao tuttavia ha una manciata di lunghi rettilinei veloci, dove perdevamo un po’ in velocità di punta. Altre moto, come ad esempio le BMW, ci staccavano e se ne andavano. Noi invece abbiamo dovuto sfruttare i tratti stretti e tortuosi.

L’insolito sistema del freno anteriore della Buell, ovvero un grosso disco perimetrale con hero-motocorp-erik-buell-racing-EBR-1190RS-04una pinza ad otto pistoncini, ha lavorato adeguatamente ma non alla perfezione. Più o meno come un setup da Fireblade Stock, quindi non al livello delle pinze monoblocco Brembo o similari, da Mondiale Superbike, che a Macao sarebbero molto utili.

Abbiamo concluso all’11° posto su 33 partenti. Niente per cui fare i salti di gioia ma il team ed io siamo stati soddisfatti di quello che la nostra piccola Buell ha potuto fare contro le altre moto e un folto gruppo di road racers molto veloci.

 

Hai già progetti futuri con la Buell?

So che il Team inglese Splitlath sta parlando con Buell per il BSB, la NorthWest 200 e Macao. Io dovrò solo aspettare le decisioni del Team e vedere cosa verrà fuori da questa idea. La decisione finale verrà presa dopo gli accordi con gli sponsor, quando il Team saprà quale budget avrà a disposizione.

 

Parliamo ancora di Macao. Tu sei ormai un esperto di questo tracciato, ci corri dal 1998, giusto? Come mai ti piace tanto?

Sì, sono uno dei “vecchi stronzi” che ci corrono da molto tempo! Rutter, McGuinness ed io abbiamo corso sul bellissimo tracciato di Macao per tanti anni. Sicuramente siamo fortunati ad essere invitati ancora qui… Forse io più di Rutter e McGuinness!

Io adoro Macao. La sensazione che tu stia andando davvero veloce è amplificata non solo dalle barriere d’acciaio, tanto vicine da poterle toccare (e spesso le tocchi), ma anche dal fatto che esse sono colorate di giallo e nero, giallo e nero, perciò quando sfrecciano via a 190 mph l’illusione di velocità che ha il pilota è come quando si colpisce l’iperspazio sul Millennium Falcon nel film Star Wars! Tutto diventa così velocemente confuso attorno a te che ti sembra di andare a 4000 mph. E senza protezioni esterne come le “fighette da auto”! 

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E’ incredibile! Come descriveresti, invece, l’emozione della prima vittoria al Tourist Trophy?

Beh, ad essere onesto non ho sentito di aver fatto una cosa così importante, avendo vinto la gara delle moto elettriche. MotoCzysz mi ha fornito una “Digital Superbike” che era di gran lunga superiore a qualsiasi altra moto iscritta quell’anno. Avevamo quindi una buona chance di vittoria e sostanzialmente tutto ciò che dovevo fare era non cadere come un idiota e non finire la batteria. Alla fine ho guidato bene e ho vinto, è stata una bellissima sensazione. Stare sul podio al TT è stato magnifico. Salire i gradini e guardare verso il basso il mio Team e i miei amici, poi spruzzare lo champagne al TT è stato come un sogno. 

Sono stato fortunato anche ad essere sul podio a Macao nel 2000 accanto a “the Man Mountain” David Jefferies e il pluri-vincitore Michael Rutter. Questi sono i grandi ricordi che porti con te negli anni, non è vero? Mi sono sentito molto fortunato ad essere stato sul podio anche al TT, chi ero io? Ed ora ho un grandissimo e pesante trofeo del TT nella nostra casa. Eh eh!

 

La fortuna da sola non basta però!

Parliamo ora di moto elettriche. Pensi che avranno un futuro nelle gare? Nel TT Zero c’è stato un leggero aumento di iscritti dal 2010.

Penso che per noi piccoli stupidi umani sia naturale continuare a sviluppare aggeggi fatti per andare veloci, quindi sì, le moto elettriche continueranno a svilupparsi per le gare. Una cosa che pochissimi piloti al mondo conoscono al momento è quanto sia incredibilmente divertente guidare una moto elettrica. Non vibra e non fa rumore, è come se tu stessi planando nell’aria a 150 mph sul dorso di un uccello, volando a soli tre piedi da terra. E’ una sensazione molto diversa dal solito, fantastica.

 

Secondo te le moto elettriche hanno un futuro anche fuori dalle gare?

Beh, se intendi moto elettriche da usare come moto da strada, assolutamente sì. Molti miei amici a Los Angeles stanno comprando moto elettriche e a loro piace un sacco guidarle. Le usano per andare al lavoro, in università o da qualsiasi altra parte. Non è come una grossa macchina, quindi le loro batterie non impiegano ore ed ore a ricaricarsi. Sono stato invitato da alcune testate a provare moto elettriche in giro per Hollywood e devo dire che sono veramente semplici da guidare nel traffico. Giri l’acceleratore e parti, nessuna scomoda frizione, niente calore dal motore quando sei fermo nel traffico ad un semaforo in un giorno di sole! Le moto elettriche da strada sono sorprendentemente pratiche e divertenti per i piccoli spostamenti.

Ho sentito che ci sono molti ordini per i grandi costruttori come Brammo e Zero. Non riescono a produrne abbastanza velocemente da soddisfare la richiesta!

Lo scorso mese a Hong Kong sono stato invitato a provare la nuova streetbike elettrica della Brammo a sei marce. La prima al mondo. Credo davvero che le moto elettriche avranno un grande futuro e se io fossi furbo, ma non lo sono, se fossi furbo mi inventerei un lavoro domani vendendo moto elettriche al piano terra! Farei milioni e milioni in poco tempo!

 

Che moto usi invece normalmente, tutti i giorni?

L’amore della mia vita a casa in California è una moto semplice, una modesta Yamaha R6 del 2003. Niente di speciale ma io vivo nei Malibu Canyons, dove ci sono le migliori strade per andare in moto. Mi piace anche andare in giro per l’Italia in moto però! Quando parto da casa o quando sto tornando faccio sempre la strada più lunga tra i canyon. La vecchia R6 ha un albero motore più grosso e pistoni più piccoli paragonata alle nuove 600cc, quindi il regime intermedio va bene e non ho bisogno di aspettare che salga di giri per accelerare al massimo come se dovessi salvarmi da un grosso autobus che mi sta per schiacciare! Il telaio poi è più flessibile se comparato alle nuove rigide R6, che ho avuto recentemente e poi venduto.

Ho anche guidato qualche 1000cc per la strada ma le trovo troppo veloci e potenti e secondo me sono meno divertenti da guidare. Una 600cc nelle strade dei canyon la posso veramente tirare e continuare a buttare le marce su e giù. Con una moto grossa sei subito molto veloce ed è meno divertente e in città anche più scomodo. In più posso parcheggiare ovunque senza preoccuparmi di piccoli graffi o che mi venga rubata. Con una 1199 Superleggera sarei fottutamente preoccupato!

 

Come sono viste le corse su strada negli USA? Hanno un seguito? Nel corso della tua carriera hai notato un aumento di interesse? 

L’interesse è assolutamente aumentato negli anni. Di certo il TT dell’Isola di Man è per molti americani un evento misterioso e rispettato. Conosco il Tourist Trophy da quando ero molto piccolo grazie a qualche giornale o un’occhiata a vecchi VHS. Mi sono sempre detto “devo fare il TT prima di morire” ed ora posso dire di aver corso 8 TT. Sono anche fortunato a detenere il miglior tempo di sempre per un pilota americano. E’ curioso come vadano le cose a volte!

Molti americani che conosco sono venuti a vedere dal vivo il Tourist Trophy negli ultimi anni e sono stati molto contenti. Vedere il TT di persona è un’esperienza meravigliosa. Vedere e sentire le moto passarti sui piedi così maledettamente veloci, sentire l’aria frizzante del Mare d’Irlanda unita all’odore di benzina e di gomma bruciata. Vedere la vecchia architettura inglese della Promenade e poi entrare in un vecchio pub per una bella pinta di birra. E’ il posto più bello del mondo per me durante le due settimane del TT, il paradiso degli appassionati di corse su strada.

Qualche anno fa ho conosciuto una ragazza francese che vive all’Isola di Man, quindi ho vissuto lì per circa sei mesi all’anno negli ultimi cinque anni e posso dire che amo quest’isola anche al di fuori dei quindici giorni del TT. In quale altra parte del mondo puoi dire di vivere in una pista? Ah ah! E dove la maggior parte degli abitanti locali (vecchie signore, bambini piccoli, persone normali, tutti, ovunque) indossano sempre felpe, cappelli, magliette di McGuinness, Conrod, Guy Martin, HM Plant Honda, Tas Suzuki ecc….? L’Isola di Man è davvero uno dei luoghi più belli del mondo!

 

 

 

(Foto: Federico Natali e Luca Colombara)

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