Oggi, martedì 20 giugno, Alan Bonner ha ricevuto l’ultimo saluto nella sua verde Irlanda, a Stamullen, sua città natale, dopo che un lungo corteo di moto lo aveva scortato domenica dall’attracco del traghetto proveniente dall’isola di Man fino a casa.
“Bono”, un nome sempre presente nelle National road races e dal 2014 anche al TT, è stato la terza vittima di un frustrante Tourist Trophy 2017, dopo Davey Lambert e Jochem van den Hoek. Da più parti, come ogni anno accade, la notizia è stata strumentalizzata per dar voce a chi, ogni volta, esce dal letargo nel mese di giugno per puntare il dito contro il TT. Per la cronaca, nel 2016 i piloti deceduti al Tourist Trophy furono 4.
Ciò che nel caso di Alan Bonner fa più male, però, è la dinamica dell’incidente. Pericoli che si mettono in conto, chiaro, ma sapere che Bonner non abbia avuto nemmeno una possibilità, nemmeno un ruolo decisivo nel suo destino in quel momento, fa ancora più male. Durante il giro di qualifiche del Senior TT di mercoledì 7 giugno, dopo la gara Superstock, “Bono” è caduto sul Mountain al 33mo miglio scivolando sull’olio perso da Dan Hegarty, che lo precedeva. Difficile, molto difficile, dare delle colpe. Il pilota normalmente può non accorgersi subito del problema, e così pure i marshals a bordo strada; chi se ne accorse fu Dan Cooper, che tornò ai paddock ricoperto d’olio raccontando di aver cercato di raggiungere Hegarty per avvisarlo, ma invano. Mentre Alan andava dritto e ignaro verso il proprio tragico destino. Molti altri piloti hanno poi rischiato di scivolare su quello stesso olio, prima che la sessione fosse finalmente interrotta.
Tra le tante, tantissime parole spese su questo avvenimento, ci siamo imbattuti in un lungo scritto dell’australiano Joshua Brookes, pilota Norton al TT, che proprio quest’anno aveva stretto amicizia con il suo “vicino di paddock” Alan Bonner. Con il permesso di thepitcrewonline.net vi riportiamo la traduzione della riflessione dell’ex campione BSB Joshua Brookes.
“Sfortunatamente, date le circostanze, Alan Bonner è morto. La ragione per cui questo mi ha toccato in modo particolare è che lui non aveva fatto niente di sbagliato. C’era olio sul tracciato e lui è stato semplicemente il pilota arrivato al momento sbagliato alla velocità sbagliata nel posto sbagliato, e non avrebbe potuto sapere nulla di tutto questo. Mi sono chiesto che differenza faccia, dato che è comunque morto, scusate la durezza. Qualsiasi siano le cause, il risultato è lo stesso. Ma mi ha colpito perché lui non aveva fatto niente di male. Era completamente innocente in tutto questo.
Al TT, Alan era nella tenda di fianco a me. Conoscevo Paul Owen, ex pilota TT ed ora meccanico di Alan. Andavo sotto al loro gazebo per parlare con Paul e Alan era lì, quindi abbiamo iniziato a chiacchierare e divertirci moltissimo, tra scherzi e grandi risate. Siamo diventati amici e gli piaceva il fatto che ‘Josh Brookes il campione BSB’ passava il tempo con lui. Ci vedevamo praticamente tutti i giorni perché il mio motorhome era davanti al loro gazebo. Alla fine veniva sul mio motorhome a riscaldarsi il porridge tutte le mattine. Quando ho scoperto ciò che era successo, non ho perso solo un pilota, ma più che altro un compagno.
Se avessero detto solamente che era caduto, o se qualcuno avesse visto che stava facendo una traiettoria sbagliata, potremmo pensare che almeno aveva avuto un ruolo. Penseremmo che ‘siamo tutti nella stessa situazione là fuori e mettiamo in gioco la nostra vita’. Molte persone non lo capiscono a causa del modo diverso di dare valore alla propria vita.
Se fai un errore e ne paghi le conseguenze, è causa tua. Hai scelto tu come arrivare lì, hai scelto tu la traiettoria e le tue decisioni hanno portato all’incidente. Invece, quando stai guidando bene, entro le tue possibilità, ed è un elemento esterno, un fattore esterno che ti spazza via, è difficile da comprendere ed accettare, ed è per questo che mi ha segnato così tanto.
Devo dire che ho provato un sentimento di consapevolezza improvvisa. Non è che prima non lo sapessi, tutti sappiamo che può accadere a chiunque, ma lo ignoriamo perché dobbiamo andare avanti. Nel momento in cui mi sono sentito perfettamente a mio agio sulla moto, poi, è successo qualcosa che mi ha riportato con i piedi per terra, rendendo il primo giro della gara Senior molto più difficile, molto più intenso del dovuto. Avevo dei pensieri in testa e stavano condizionando il mio modo di guidare. Alla fine del primo giro mi sembrava di essermi un po’ liberato di quell’eccesso di tensione. Mi sentivo di nuovo bene sulla moto, tutto stava andando bene, andavo avanti verso il mio destino. Poi, al secondo giro, la gara è stata fermata per la caduta di Ian Hutchinson e siamo rientrati al paddock. A quel punto sapevamo che Hutchy era Ok, infortunato ma Ok. Siamo poi tornati in griglia, siamo ripartiti e abbiamo fatto una bella gara.
Può sembrare irrispettoso, ma gli altri ragazzi non li conoscevo. Non fraintendetemi, siamo stati tutti male per la morte di Davey Lambert e Jochem van den Hoek, ma personalmente per me è stato meglio che non li abbia mai conosciuti perché è risultato più semplice buttarmi tutto alle spalle e concentrarmi. Quando non li conosci è più facile continuare perché non hai una perdita personale, pur triste che sia. Ogni pilota di TT ti dirà che è triste quando qualcuno muore ma diventa tutto strano quando muore qualcuno vicino a te. La stessa cosa vale per i piloti che conoscevano gli altri e non Alan.
Quando succede a qualcuno con cui parlavi e ridevi, chiacchieravi e avevi instaurato un’amicizia, è difficile. Abbiamo parlato tanto delle gare. Mi ha raccontato del suo incidente all’Ulster GP, era uno di quei ragazzi che era determinato a prendere questi rischi.
Ma soffro per la famiglia che Alan ha lasciato, perché, nonostante conosciamo i pericoli, l’incidente che lo ha ucciso non aveva niente a che vedere con lui. La vita non vale la pena di essere vissuta solo gareggiando.
Però, se il mondo fosse talmente controllato da non poter fare niente di pericoloso credo che sarei sull’orlo del suicidio!
Guardiamo cosa è successo a Michael Schumacher, che ha vissuto la sua vita facendo uno degli sport più pericolosi, finendo in gravi condizioni invece durante una vacanza. Potrei quindi continuare a fare ciò che sto facendo perché ci sono altri fattori che mi possono uccidere. E lo stesso vale per Nicky Hayden: di tutte le volte in cui avrebbe potuto essere ucciso, è successo in bici, quando pensi che vada tutto bene. Le volte in cui pensi di essere al sicuro, guidando, passeggiando sul marciapiede, a volte è lì che succede. Quindi guardo tutto questo e penso ‘non puoi smettere di fare una cosa per la possibilità che qualcosa vada storto’.
E’ facile dire che siamo dei drogati di adrenalina e che lo facciamo per provare delle emozioni. Sì, in parte è vero, ma alla fine non lo faremmo per tutta la vita perché ad un certo punto arriva l’assuefazione e non saremmo più motivati. Essere competitivo guidando una moto ti spinge a sottovalutare cosa sei disposto a rischiare.
Ciò che voglio dire è questo. Non è il fatto che Alan sia morto, ma come sia morto. Tutto l’interesse, la preoccupazione e la tristezza è per come è successo. Ho parlato con Dean Harrison, sai, quando hai bisogno di confrontarti con qualcuno per essere sicuro che la pensi come te. Beh, non siamo entrati molto nello specifico ma abbiamo concordato sul fatto che nessuno di noi sarebbe andato più piano nella prossima gara. Tutti saremmo usciti là fuori guidando forte o più forte di prima. La lingua inglese non permette di descrivere pienamente queste sensazioni.
Ci sono altre attività e altri sport come l’arrampicata o lo sci dove ci sono molti morti. Alcuni perdono il padre, il partner, il figlio, ma l’anno successivo stanno tutti facendo di nuovo la stessa cosa perché è esattamente ciò che l’altra persona avrebbe fatto. Sarebbero stati ancora lì la vacanza successiva. Alan sarebbe stato all’Ulster GP quest’anno, e con me al TT del prossimo anno a riscaldare il suo porridge”.







Joshua Brookes, un uomo vero. I suoi sentimenti parlano per lui.
RIP “Bono”, ora sfrecci in cielo…