Vi diamo per il momento una brevissima comunicazione, in attesa di un articolo più completo e che renda giustizia alla gran persona e al gran pilota che lui era.
Questo pomeriggio, durante le prove Open alla Skerries 100, William Dunlop ha purtroppo perso la vita in un incidente fatale.
Era tornato a correre dopo essersi ritirato dal TT, rientrando a casa per stare al fianco della compagna Janine, incinta del loro secondo figlio e vittima di qualche complicazione in gravidanza.
William era alla guida della Yamaha R1 Temple Golf Racing.
Non ci sono parole …





Non ci sono parole x definire la stupidità ed egoismo di questa gente. Se ragiono come i romani al Colosseo non mi importa niente, fa parte del gioco, se ragiono come un umano del 21° secolo mi sale una rabbia che non ne avete idea. Ma si potrà! E ai figli chi ci pensa? Ma ne avete idea di cosa vuol dire crescere orfani? Poi fossero piloti da milioni di € si sorpasserebbe più facilmente, brutto ma vero, ma uno come Mercer che fa l’operaio? Mah sono allibito. E a tutti quelli del “è morto facendo quello che amava” mi aspetto di vedere la foto del funerale con: suo figlio, sua compagna, sua madre, suo fratello, i suoi nonni a festeggiare! Ripeto ci sono limiti da non superare, se sei single ancora ancora potrei accettarlo ma se hai figli certe cose non si devono fare sopratutto se il ritorno economico non vale la possibile morte.
Scusa Ron ma mi sembra che tu non sappia niente del mondo del TT. Ci sei mai stato in moto (non con il deretano comodamente seduto in aereo) ? Hai conosciuto qualche pilota? Gli hai parlato? Da quello che scrivi non sembrerebbe… Se tu lo avessi fatto ti renderesti conto che ciò che dici appartiene ad un mondo diverso da quello in cui vivono i piloti del TT
Scusa Romi908 ma il tuo commento è veramente fuori luogo…..rip William
No penso proprio di no. Ricorda che il tuo rip si porta dietro una famiglia rovinata PER SEMPRE e due figli la cui vita non sarà più la stessa per colpa di un padre egoista. Bisognerebbe aver vissuto da vicino una famiglia spezzata da un lutto poi chiameremo questi piloti per quello che sono, egoisti. Ripeto con adeguato ritorno economico potrei accettarlo di più ma morire così per soddisfare chissà quale bisogno io sono totalmente contrario.
Ognuno è libero di fare quello che vuole della propria vita, nessuno può giudicare chi come o perché questi piloti lo fanno, ti ricordo che sulle Alpi muoiono alpinisti/scalatori quasi tutti i giorni senza che nessuno faccia polemica come la tua. Quindi RIP WILLIAM DUNLOP, morto facendo quello amava
quindi un orfano pieno di soldi è diverso da un orfano senza una lira… anche se il padre è morto nella stessa maniera…
che poi correre in moto su strada sia un comportamento egoista potrei anche essere d’accordo… ma per il resto mi sembra un commento profondamente ipocrita
quindi un orfano pieno di soldi è diverso da un orfano senza una lira… anche se il padre è morto alla stessa maniera.
posso essere d’accordo sul fatto che correre in moto su strada sia un comportamento egoistico, ma per il resto il tuo commento è profondamente ipocrita
Potrei portarti un esempio di un papà parrucchiere che purtroppo è morto andando al lavoro, il bambino andato 3 anni dallo psicologo x il cambiamento di carattere che aveva avuto, la compagna ancora non aveva la licenza da parrucchiera e ha dovuto affrettare il corso di studi e per fortuna che c’erano i nonni ad aiutare anche solo a far la spesa. Pensa se questo papà fosse stato un road racer. Si i soldi aiutano molto nella vita di tutti i giorni, quindi praticare per divertimento uno sport pericoloso se non hai almeno il ritorno economico per non lasciare troppo in difficoltà la tua famiglia è da egoisti.
Mio domando… ma cosa ci fai tu (Romi908) in questo forum ?
Prima scrivi in alcune pagine di RR-Core: “Sarebbe bello che mettessero in piedi un live streaming sul TT, tipo quello della nw200 che è fatto benissimo!” poi fai la morale sulla stupidità ed egoismo dei piloti che vi corrono, aggiungendo inoltre, che sei anche molto arrabbiato per quanto accaduto, concludendo con esempi del tutto fuori luogo. Ma vedi di andare a scrivere altrove; in forum, dove la tua coerenza non entri in maniera così marcata in conflitto con discorsi privi di senso. Tu non sei un pilota, vedi di occuparti d’altro. Credi di comprendere l’essere umano delle persone ? sei un esperto di ontologia ?! Questo non è il tuo canale.
http://www.roadracingcore.com/it/2018/tourist-trophy-2018-programma-seguirlo/
Sono qua perché mi piace il motorsport ma sono anche molto obiettivo. Sinceramente non credi che WD nella sua situazione sia stato egoista? Così come Mercer che dopo aver smesso ormai ci rimetteva la vita? Poi potrei anche sbagliare ma almeno argomenta la.tua posizione, al di la di “ognuno fa quello che gli pare” non si riesce ad andare oltre in una discussione. Poi mi ripeto con piloti come Kneen, Mitchell Thomas ecc non mi sale la.rabbia per la perdita puo’ succedere ma di piloti come WD o Hegarty o il quasi Mercer non lo concepisco proprio. Perché il danno non lo fai a te stesso ma a chi rimane.
RIP William e condoglianze alla famiglia, che da questo sport ha avuto così tanto e sfortunatamente ha dato troppo.
Era un “likeable man”, come Dan Hegarty, Dan Kneen e la quasi totalità delle persone che praticano questa attività. Nelle altre attività, di “likeable man” ce ne sono molti di meno.
I calcoli economici lasciamoli agli assicuratori.
io sto con Massimiliano,è il momento dei sentimenti
Per questo vicino alla famiglia tutta la vita
Io non credo questo sia il momento di stare qui a discutere sulla moralità o meno di quello che faceva William nei confronti della sua famiglia. E’ quello che faceva lo zio, è quello che faceva il padre, è quello che facevano gli amici, sempre e comunque di fronte alle avversità che questa vita da piloti comporta. Sono scelte, non saprei dire se giuste o sbagliate, peraltro condivise da chi con questi piloti divide la vita. Viceversa,non condividerebbero proprio nulla. Il fatto che non di rado i figli dei piloti, anche scomparsi, seguano le orme paterne, mi fa dire che la morale, il dolore ed il sentire comune di questa gente nei confronti del rischio della morte, è molto diverso dal nostro. Giudicarlo, o parlare per loro di quello che sarà o non sarà e di cosa avrebbe potuto o non potuto essere, è molto semplicemente senza senso. Noi normali siamo troppo diversi, per poterlo capire.
https://www.google.it/amp/s/www.independent.co.uk/sport/motor-racing/william-dunlop-dead-crash-video-skerries-100-family-retirement-funeral-latest-news-a8438476.html%3famp a leggere qua io Italiano avrei avuto la stessa reazione. Leggere bene il passaggio sulla nonna, qua non si condivide nulla purtroppo. Per me occorre una presa di coscienza generale da parte di tutti, non bisogna smettere di correre ma ragionare su come poter fare. Anche perché non si sta parlando a parte pochissimi casi di piloti super stipendiati che quindi hanno un reale motivo per correre ma di piloti che la stragrande maggioranza lo fa per passione.
Caro Romi908, ho finora letto pazientemente i tuoi interventi ma ora sento il bisogno di replicare. Questo non è un forum, si sta commentando un articolo di un sito letto anche all’estero e anche da piloti e familiari. Trovo quindi i tuoi interventi del tutto fuori luogo e irrispettosi. Non sto giudicando il fatto che la tua opinione sia giusta o sbagliata, non mi permetterei mai. Sto invece sottolineando il fatto che sotto ad un articolo che riporta la TRAGICA MORTE DI UN PILOTA ci si permette di definire tale pilota “stupido ed egoista”.
Riguardo al link dell’Independent, leggi bene anche questo di passaggio: “The family also gave their blessing for Sunday’s race day to continue as planned”. La cultura delle road races in Irlanda del Nord è profondamente diversa dalla nostra. Ciò che si può fare per migliorare la sicurezza lo si sta facendo, man mano. Chi siamo noi per giudicare da qui? Ma soprattutto, chi siamo noi per indicare come “stupido ed egoista” un pilota (una persona innanzitutto) appena morto?
Famiglia, figli, tutte argomentazioni condivisibili le tue: ma non credi che la sua compagna, accettando di stare assieme a lui e di fare una famiglia con lui, fosse già cosciente di tutti i rischi del mestiere?
Solo rispetto Romi908, ti chiedo solo un po’ di rispetto qui. Grazie.
Marta
Mi dispiace perché pensavo che potesse venire fuori una bellissima discussione, nonostante il fatto tragico che l’ha scaturita…, che potesse andare oltre al “cazzo che eroi che sono”. Ma evidentemente sbagliavo. 🤗
Une “bellissima” discussione che inizia con insulti ai piloti…?
Comunque nessuno qui ha detto che sono “eroi”. Io personalmente non lo direi mai, gli eroi sono altri, questi sono piloti che stanno facendo uno sport che per alcuni è lavoro e per moltissimi è solo un hobby. Sono sportivi, non sono eroi.
Io invece Romi la penso un pò diversa da Marta. Nel senso che i tuoi ragionamenti mi paiono proprio assurdi. Senza tanti mezzi termini. Ma a partire da questo nemmeno troppo velato accenno al fatto che il ritorno economico renderebbe più accettabile la cosa. Una cosa o è inaccettabile o non lo è. Peggio se i soldi la rendono accettabile. fare una cosa pericolosa per mero ritorno, invece che per passione e amore per quel che si fa, è quanto di più triste esista al mondo. Sia fare il pilota, il soldato, il paracadutista o quant’altro. Fermo restando che l’iconografia che vorrebbe questi piloti come eroi è per me una sciocchezza tremenda. Gli eroi sono altrove. Questa è gente con un cuore così, una passione forte, uno spiccato senso anarcoide nel confronto di una società che decide di vivere in un preservativo gigantesco, ove tutto è sicuro, tutelato, matematicamente studiato in modo da non urtare la sensibilità di nessuno. Ma non sono eroi. Sono piloti. l’unico eroismo che posso trovare in questi piloti è in quel sottile dito medio che fanno a questo mondo plastificato ove non solo non si vogliono correre rischi per se stessi, ma si vuole anche stabilire i rischi che devono correre gli altri…..ma perchè? Ma vi stracciate le vesti così per ogni immigrato morto nel mediterraneo cercando una vita migliore, per ogni innocente morto in un incidente stradale mentre andava al lavoro, per ogni persona morta per non avere accesso a delle cure sanitarie? Io ho la sclerosi multipla, ti stracci le vesti per chi come me si trova una patata tra le mani che non ha scelto di prendere? La realtà, è NO.
Ora, ma davvero ti stupisci se la nonna di WD soffre o se soffre la madre? Guarda che accettare che un tuo congiunto/amico faccia uno sport pericoloso, non ti rende una persona apatica nei sentimenti. Onestamente sarei stupito dell’opposto. Però, personalmente, credo anche che se le persone che ti vogliono bene avessero la vita resa insopportabile da quello che fai, ti fermerebbero. E sai perchè non lo hanno fatto? Perchè quello che faceva William era quello che lo definiva. Se arrivi a correre al livello di William Dunlop, non è che lo fai per diletto. E’ perchè hai qualcosa che brucia dentro. Se non lo fai più, questa cosa, se non fai bruciare quel fuoco, sia il correre o qualsiasi altra cosa che ti definisce come persona, non sei più tu.William stesso era orfano. Eppure ha proseguito. Janine sapeva cosa faceva il compagno, eppure è rimasta con lui. Come la moglie di McGuinness. O la moglie di Stewart negli anni pericolosi della F1. Negli anni 80, la famiglia provò a fermare Ayrton Senna. Ma non ci riuscirono, perchè senza corse Ayrton non era più lui. Ed è peggio avere in casa una persona morta dentro, che correre il rischio di perderla per quello che fa. L’errore enorme che tu, e quelli come te fanno, è il dover per forza giudicare, il dover per forza fare del volontariato da due lire sulla pelle di persone che non debbono essere salvate, ed il voler avere ragione a tutti i costi. “Oh, raga, la nonna di william soffre, raga”…e grazie al cazzo, no? E’ così difficile accettare che qualcuno possa morire facendo consapevolmente qualcosa di pericoloso, e che chi vive attorno a lui soffra pur se nella consapevolezza che questi piloti sono esattamente dove vogliono essere quando succede quel che succede? Io a William Dunlop posso fare solo una colpa. Nel momento in cui il meccanismo mentale che li governa si inceppa, un pilota di RoadRacing si deve fermare. Quando hai dubbi, insicurezze, paure, ti devi fermare. E se ti fermi, non devi ripartire. Se pensi al ritiro per un pò, ti stai già ritirando troppo tardi. Ma penso anche che sia stato un ragazzo nato in questo mondo, e che questo mondo era l’unico che conosceva. Il suo modo di vivere era questo. Quindi onestamente, perchè venire a fare moralismi da due lire, pietismi per delle famiglie che sul rischio consapevole ci vivono da 40 anni? A me spiace molto per William Dunlop. Non provo pena per lui. Sapeva quello che faceva. Mi spiace per Janine, ma non provo pena per lei. Sapeva quello che lui faceva. Anche nel momento in cui ha concepito un figlio. Mi spiace per i figli, ed i miei dubbi ruotano attorno a loro. Ma credo anche che crescano in una cultura diversa dalla nostra. Dove il rischio è parte integrante di quella cultura, e per mia esperienza, i figli dei piloti scomparsi sono spesso cresciuti più come figli orgogliosi del padre, che non come figli traumatizzati dalla scomparsa. La specie umana, la si salva altrove, se davvero la si vuole salvare ed ammesso ne abbia bisogno.
Vedi tu hai argomentato una opinione, io ho la mia tu la tua , non c’è problema ma concorderai con me che è praticamente impossibile avere una discussione seria con appassionati di sport estremi o pericolosi. Di solito ci si ferma al ognuno deve fare quello che vuole, sono eroi, è morto facendo quello che amava ecc. E non ci si riesce a schiodare di li. Lungi da me essere il salvatore, mi è solo parso il posto e il nomento giusto, è il terzo articolo che stavo x farlo, io parlo di motorsport perché mi appassiona, divagazioni sui migranti o la fame nel mondo non è questo il posto. Nemmeno far cambiare idea a qualcuno non mi interessa ma una seria discussione ci sta tutta. Poi tu hai le tue idee io le mie, non coincideranno mai ma non c’è problema però vedi argomentare è molto diverso dal dire ognuno fa quello che gli pare. Quanto ai soldi probabilmente sono stato capito male io intendo che un professionista pagato per il suo lavoro è anche giusto che accetti il rischio ma il “mio vicino di casa che fa l’operaio” e magari è anche in perdita se va a correre proprio no. Lo ritengo un pensiero da anni ’50 per fortuna passati. E bada bene che l’ultima frase è generalità non riferita al povero WD ( che mi dispiace anche a me x come è finita purtroppo). 👍
Mannaggia, avessi letto prima il tuo commento non avrei scritto il mio perché hai centrato meglio di tutti il mio pensiero.
Onore e rispetto per tutti i Road Racers! R.I.P. WD
Vedi Romi, il problema non è argomentare una discussione con appassionati di sport estremi. Con me ce l’hai, e non è impossibile. Io stesso nel papiro di prima ti ho detto che non li vedo eroi. Marta stessa lo pensa. In tanti lo pensano. La realtà però è che fare queste corse, è una scelta libera, anarchica, controcorrente, rischiosa, ma possibile e lecita. Le questioni migranti o africa, c’entrano come esempio nella misura in cui spessissimo, chi si straccia le vesti per WD o i suoi figli, spesso non ha ben altro interesse alla salvezza ed il benessere di persone che hanno il DIRITTO di essere salve e vivere bene in quanto persone. WD, forse è brutto da dire, questo diritto non l’aveva, poichè ha scelto di fare queste gare. Ed ha proseguito di fronte ad un padre morto. Quindi sapeva cosa faceva, chi divideva la vita con lui anche. E con lui ha deciso di fare figli, sapendo i rischi che questo comporta. Qui per me si chiude il discorso sul lecito o meno di queste gare. Persone sezienti decidono per loro stesse. Vogliamo proibirlo? ma dopo allora proibiamo le moto in toto. Perchè una moto, per strada, è pericolosa. Punto. Anche se vai piano. Proibiamo tutto quello che è sicuramente pericoloso. L’altro giorno ero in un rifugio della mia provincia,dove si arriva in auto, e da li c’è una camminata banale di un oretta per arrivare ad un altro rifugio. Parlando col forestale, mi diceva che ogni giorno del week end, ci sono non meno di tre o quattro interventi di soccorso per gente che si spacca una caviglia, sta male perchè mangia come una bestia, o perchè affronta la cosa in modo inadatto. Vietiamo anche questo? Secondo me, se entriamo nel tunnel di voler vietare di correre certi rischi e quindi li vietiamo anche a chi li vuole correre, non se ne esce. Non è questione di retorica, è questione di vivere nel modo in cui si crede, e non è che ci si ferma qui perchè è banale, ci si ferma qui perchè in realtà è un punto enorme. Ed io trovo mostruosamente contraddittorio leggere 1000 commenti (per dire) ad articoli di eventi luttuosi di una road race, di indignados che vogliono salvare la specie umana da una carneficina, e poi leggere ben altro, di ben altro tono, per dire, rispetto alla questione migranti. Non è politica, è un tema scottante di oggi ed quello un vero dramma ed un vero disastro. WD che muore in una corsa stradale, è astrattamente parte del gioco. Non mi scandalizza, non mi fa compassione, mi da un dispiacere, ma non posso scandalizzarmi. in questo sport è così. Quando mi stuferò guarderò il curling, e chi vuole fare la road race, le tute alari, la discesa libera, la boxe, il freestyle, per me resta libero di farlo.
Talvolta sarebbe meglio tacere facendo finta di non capire piuttosto che aprire bocca o diventare leoni da tastiera e dissipare ogni dubbio. Sono del parere che sempre maggiori spazi della nostra vita vengono erosi alla libertà individuale con l’avanzare del progresso. Siamo diversi ed ognuno ha la sua mentalità; c’è chi ha paura di soffrire ed accetta di vivere soffrendo di paura e c’è invece chi non ha affatto paura di soffrire né tantomeno di morire e vive libero godendosi la propria vita lunga o corta che sia ma in totale libertà senza ostacolare quella di nessuno. Se un pilota ama una persona e questo amore è corrisposto credo che ogni commento al di fuori dell’ambito familiare di ogni pilota che sceglie di essere un “Road Racer” sia superfluo, illogico ma soprattutto ipocrita per chi non conosce a fondo questo “mondo”. Per questa piccola nicchia di appassionati, grazie e questo sito internet che è uno dei pochi se non il migliore, è possibile seguire questa passione anche in Italia. In questi casi credo che ci si debba limitare a leggere la notizia ed a fare le condoglianze senza ipocrisie. “Noi” latini e bigotti siamo soliti dire che uno è morto, deceduto, si è schiantato….”Loro” invece, dicono semplicemente “Se n’è andato” e le persone a loro vicine si consolano della perdita del loro caro convinti che il passaggio a miglior vita sia avvenuto per un’azione che lo faceva sentire bene. E se dovessi scegliere il mio destino tra andarmene prematuramente provando adrenalina per una cosa che mi piace ed andarmene spegnendomi lentamente in un letto d’ospedale quando sarà ora, SAPREI COSA SCEGLIERE. Ma non tutti la pensiamo allo stesso modo e giusto o sbagliato che sia, credo sia corretto che nessuno tenti di moralizzare chi conosce questo mondo delle corse, ancorché particolare, che alcuni dei nostri nonni era solito fare anche in Italia nel dopoguerra. E qui concludo: un pilota promettente per vincere nel circuito stradale di casa ha vendette 4 appezzamenti di terreno negli anni 50 per far asfaltare a sue spese parte del circuito…..nessuno si permise di giudicarlo perché già da allora capivano che non esiste prezzo per una propria passione. Chi muore per le proprie passioni senza mettere il pericolo la vita altrui meriterà sempre il mio massimo rispetto. Riposino in pace Willian Dunlop come pure James Cowton, Dan Kneen, Adam Lyon, Clive Ling e Fabrice Miguet, grandi eroi passati a miglior vita in questo 2018.
Buona estate a tutti.