Due ragazzi, due piloti, tanto diversi quanto simili nella sorte di questo Tourist Trophy 2015. Sono i nostri due portabandiera all’Isola di Man, Stefano Bonetti e Marco Pagani, che quest’anno al TT si sono scontrati con un destino alquanto avverso. Due ritiri su tre gare disputate per entrambi, causati da problemi alla moto sia per il veterano Bonetti che per il debuttante Pagani.
Stefano è presenza fissa al Tourist Trophy dal 2004, quando fu secondo best newcomer a meno di un secondo da un certo Guy
Martin, ripresentandosi a tutte le successive edizioni della storica gara sull’isola dei gatti senza coda, saltando solo il 2006 e 2013 per gli infortuni alla North West 200 e a Macao. Il Bonny è l’italiano più veloce nella storia al TT, con un record personale sul giro in 18’06” a 125.2 mph di media, fatto segnare lo scorso anno con la Kawasaki Zx-10R Abecamper Noleggio. Un veterano del Mountain Course ormai, esempio lampante di quanto conti l’esperienza all’Isola di Man per riuscire ad andare forte. Quest’anno Stefano ha stampato un giro ad oltre 124 mph con partenza da fermo, molto molto vicino a scendere sotto il suo record personale, sempre con la “verdona” Superstock rinnovata con un’aggressiva livrea nera targata Rocknroad Racing. Bonetti ha concluso la Superbike Race in 19^ posizione, fermato però per problemi alla moto nella Stock e poi di nuovo nel Senior, all’ultimo giro. Una beffa.
Marco, invece, ha fatto lo scorso giugno il suo debutto al TT, dopo aver impressionato al Manx GP 2014: miglior italiano di sempre all’evento che si tiene in agosto sullo stesso tracciato del TT e miglior esordiente italiano di sempre all’Isola di Man, con un best lap a 117.295 mph di media con una Kawasaki ZX-6R. Abbandonate le medie cilindrate, Pagani si è presentato al suo primo Tourist Trophy quest’anno con la BMW S1000RR del suo team TWC by RMS, facendo segnare come miglior tempo un 18’37” in prova, pari a 121.530 mph di media, con partenza da fermo. La sfortuna ha però colpito anche Marco, che delle 3 gare a cui era iscritto è riuscito a terminare solo la Superbike Race in 37^ posizione. Pagani ha comunque fatto registrare il miglior tempo di sempre per un esordiente italiano al Tourist Trophy, proiettando su di sé l’attenzione per un brillante futuro al TT.
TT che, tra il trionfo di Bruce Anstey, l’immensità di John McGuinness e le lacrime di Ian Hutchinson, ha visto i due italiani andarsene a testa bassa, con tutte le cartucce da sparare ancora in canna, costretti a rimandare tutto all’anno prossimo.
Stefano, Marco, avete preparato per un anno intero il vostro TT ma per entrambi non è andato esattamente secondo i piani. Come l’avete presa? Si dice che comunque al Tourist Trophy l’importante è esserci, coronare il proprio sogno, percorrere il Mountain Course per provare emozioni irripetibili. Ma voi, dopo 2 ritiri su 3 gare disputate, la pensate davvero così?
Stefano: Diciamo che l’ho presa abbastanza bene, la gara è lunga e l’inconveniente tecnico può capitare a chiunque, capita anche ai team ufficiali. Io nell’arco degli anni mi sono ritirato poche volte, quest’anno è stato in assoluto il più sfortunato. Prima o poi doveva capitare anche a me. Ma alla fine non bisogna prendersela troppo, meglio avere un inconveniente come questi piuttosto che cose ben peggiori. Dobbiamo guardare il lato positivo anche se ti girano le palle.
Marco: E’ stato molto bello ugualmente già solo poter partecipare al TT nonostante tutte le difficoltà avute prima di partire. E’ comunque una cosa da privilegiati. Guardando il bicchiere mezzo pieno, è stata un’esperienza utile per poter tornare. Abbiamo incontrato difficoltà maggiori rispetto a quello che pensavo, ma è comunque un tesoro per il prossimo anno. Peccato sì per i due ritiri, ma per come sono avvenuti e per il tipo di problemi che ho avuto c’è il dispiacere ma non è stata una grandissima arrabbiatura.
Quali sono stati nello specifico i problemi che avete riscontrato alla moto e che hanno causato i ritiri nelle gare Superbike e Senior?
Stefano: Nella Superstock si è fulminata la batteria, cosa che capita una volta su un milione. Nel Senior, invece, ho avuto un problema alla frizione, all’ultimo giro.
Marco: Nella gara Stock c’è stato un problema ad un componente dell’impianto frenante; ho provato a fare due giri convivendo con questo problema che faceva sì che la frenata fosse più lunga e la pompa dei freni diventasse spugnosa, ma ho dovuto poi ritirarmi per questioni di sicurezza. Comunque, nel turno successivo di prove abbiamo avuto l’opportunità di cambiare immediatamente quel componente e di verificare che tutto fosse a posto, infatti poi ho fatto il mio miglior giro. Nella gara Senior, invece, si è rotto un ingranaggio del cambio, nello specifico la terza, e me ne sono accorto rientrando in senso opposto verso il Grandstand quando hanno interrotto la gara per l’incidente di Hamilton. Era un problema che si stava manifestando già in maniera grave e abbiamo solo potuto ritirarci. Se la gara fosse continuata, essendosi rotti più denti dello stesso ingranaggio, avrebbe potuto non entrare la terza in scalata; siccome ci sono molti punti in cui si passa dalla sesta o quinta alla terza non sarebbe stato molto simpatico, anzi sarebbe stato molto pericoloso. La scelta è stata difficile ma praticamente obbligata.
Viste le medie con partenza da fermi che avete raggiunto, a cosa potevate aspirare in termini di miglia orarie?
Stefano: Teoricamente, anche se con la teoria non si va da nessuna parte, penso un 126 mph. Guardando gli intermedi del giro che ho fatto in 18’11” e considerando che ho fatto due sorpassi, avrei potuto fare penso un 17:55. Più o meno quello poteva essere il giro buono in gara.
Marco: Difficile dirlo, in genere un tempo lo si dice dopo averlo fatto! Comunque credo non fosse un’utopia puntare a un 123 o 124 mph. Ovviamente le difficoltà per fare un certo tipo di tempo le si conosce quando si cerca di raggiungere quel tempo, però avendo fatto 121.5 mph da fermo e considerando l’opportunità nelle gare di fare più giri consecutivi e soprattutto fare l’ultimo lanciato, credo che quel traguardo di 123-124 avrebbe potuto essere alla portata.
Voi avete dei team piccolissimi, super privati, composti solo da qualche amico. Avete mai pensato di affidarvi ad un team più strutturato e con molta esperienza nelle road races, magari britannico? Se sì, sono solo i soldi il problema?
Stefano: Sì, ci ho pensato e ai tempi avevo chiesto a Tas e a Padgett’s. I team ufficiali non ti prendono a meno che tu non porti una valanga di soldi. Qualche anno fa ho visto un pilota svedese che da privatissimo è passato l’anno successivo ad un top team, ma per farti capire, era in giro con una macchina che costava un sacco di soldi. Gli altri team britannici privati sono più accessibili ma, alla fine, come lavorano loro possiamo lavorare anche noi. Ho visto che anche nei pit stop non siamo certo indietro. Il succo di tutto è avere i soldi per il mezzo.
Marco: Ragionare in questi termini vorrebbe dire fare un salto di qualità e per farlo serve comunque un budget più cospicuo. In particolare per affidarsi ad un team britannico ci sono più cose da considerare; oltre ai soldi, che sarebbero tanti perché io non sono un top rider, ho tutto da dimostrare e dunque è giusto che mi chiedano una cifra importante, bisogna fidarsi delle persone a cui ti affidi. Quello non dipende da quanti soldi ti chiedono. Non lo so, dovrei trovarmi nell’eventualità di poter scegliere veramente, perché molti team sono composti da professionisti che lavorano anche nel BSB, ma se scendiamo di livello preferisco ad oggi avere tutto sotto controllo e far lavorare gente con cui ho già avuto modo di collaborare anche in Italia.
Anche perché sarebbe un po’ difficile poter provare prima del TT la moto noleggiata, giusto?
Stefano: Se noleggi una moto, la guidi al TT e capisci che fa schifo, cosa fai? Se puoi provarla prima è senz’altro meglio. Ormai l’hai pagata e te la tieni e se fa schifo hai buttato via un anno, oltre che i soldi. Mi sono guardato in giro nel tempo, devi stare attento a cosa ti forniscono i team quando noleggi una moto. Forse un team di cui mi fiderei è Cookstown/BE di John Burrows, che mi sembra un bravo personaggio.
Marco: Sì e no. Quest’anno ho avuto la conferma che la moto con cui corro da 4 anni alla fine è stata molto più problematica da sistemare per un tracciato come il Mountain Course rispetto ad una moto a me sconosciuta come il Kawasaki che ho usato l’anno scorso sullo stesso tracciato. Questo probabilmente perché il 600, pesando meno e avendo meno cavalli, è un po’ più facile da mettere a posto anche senza esperienza, mentre con un 1000 devi raggiungere un buon bilanciamento della moto prima di sfruttare i cavalli. Quindi secondo me non contano niente i km percorsi con un assetto da pista. Si dovrebbe al massimo trovare un tracciato con delle caratteristiche più o meno simili al Mountain Course, o fare più anni lì con la stessa moto.
Qual è la sensazione, l’emozione prevalente mentre si guida sul Mountain? O c’è talmente tanta concentrazione che non c’è spazio per altro?
Stefano: Va a momenti. In certi tratti sei magari un pochino meno concentrato perché sono più facili e ti viene da dire “che figata! Questa curva l’ho fatta proprio bene”. Io a volte penso queste cose, mentre in punti un po’ più brutti non pensi a niente, sei concentrato e basta.
Marco: Essendomi trovato molto in difficoltà con l’assetto della moto quest’anno, prima di poter “godere” di quello che stavo facendo ho dovuto faticare molto e stare super concentrato. Prima di spingere devi avere il controllo di quello che sta succedendo. Non ho fatto tantissimi giri e non sono stati molti quelli in cui ho goduto per davvero. Però quei due giri che ho fatto ad oltre 121 mph sono stati molto belli, mi stavo rendendo conto che il lavoro fatto dava i suoi frutti e potevo spingere km dopo km e quando ti accorgi che le cose funzionano ti viene il sorriso a guidare lì.
Ripensate alla vostra prima volta all’Isola di Man, per Stefano il 2004, per Marco il 2014. C’è stato un momento particolare che vi ha fatto capire che lo avreste rifatto?
Stefano: Sì, il primo giro. Appena partito. Era una cosa pazzesca, avevo il 600 Production che all’inizio andava bene perché era più semplice. E anche l’ambiente del TT era molto diverso rispetto a oggi, molto più familiare, l’organizzatore veniva di persona a vedere se andava tutto bene e a congratularsi, oppure altri piloti di loro spontanea volontà passavano a chiederti se avevi bisogno di aiuto. E per quanto riguarda correrci ancora, l’ho pensato subito dal primo giro. “Bene, mi sa che qui ci verrò per un po’ di tempo”.
Marco: Sì, l’ultimo giro! Anche l’anno scorso ero in difficoltà, mi sono tenuto molto calmo avendo perso ancora più giorni rispetto a quest’anno. Avendo dovuto scoprire il comportamento della moto in gara aumentando il ritmo (in prova avevo girato al massimo in 109 mph), facendo il salto di qualità direttamente in gara (a 117 mph) è un altro pianeta, un altro piacere e ho capito che volevo tornare per fare di più.
Voi usate moto Stock. Per le gare Superbike e Senior adottate delle specifiche diverse?
Stefano: No, cambio solo le gomme, metto le slick. Per il resto è tutto uguale nella moto per le tre gare.
Marco: Sì, siccome già erano in mio possesso, per le gare Superbike e Senior ho usato cerchi più leggeri; mi sono anche attrezzato con componenti per il forcellone originale da utilizzare per queste due gare, ovvero le slitte, tramite le quali il cambio ruota nei pit stop è più agevole e veloce per i meccanici. Il resto della moto è completamente stock.
Torniamo ad una domanda meno tecnica. Se un giorno tuo figlio dovesse dirti: “Papà, voglio fare il Tourist Trophy”, come la prenderesti?
Stefano: Faccio una figlia così non ci penso! (ride) Vederlo da fuori il TT è davvero terrificante. Anche quest’anno, quando sono andato a vedere le altre gare lungo il tracciato, ad un certo punto volevo andare via. Quindi vedere tuo figlio che fa una cosa del genere non dev’essere facile. Non sarei proprio d’accordissimo.
Marco: Innanzitutto bisogna vedere se ci sarà ancora il TT e se avrò un figlio! (ride) Bisogna vedere a quanti anni me lo chiede e che percorso ha fatto prima di arrivare lì. Poi, se uno ha la testa per fare le cose va bene.
Sul TT c’è ancora tanta disinformazione e molte persone pensano che sia una gara per folli in cui bisogna disconnettere il cervello. Niente di più sbagliato. Inoltre leggo spesso di persone che vogliono iscriversi con leggerezza, mentre la trafila è piuttosto impegnativa, vero?
Stefano: Esatto. Adesso lo è. Nel 2004 quando ho iniziato io era molto più facile arrivare al TT, fino al 2006 c’era gente che aveva pochissima esperienza in moto, i tempi di qualifica erano forse di 25′. Adesso il livello è molto più alto fortunatamente, non rischi più di trovare gente così inesperta che magari rallenta di colpo o trovarti davanti uno che gira in 23′ e tu giri in 19′. Non era il massimo della sicurezza… Riguardo a chi ci tratta come pazzi, sono peggio quelli che fanno il giro del lago la domenica. E comunque ragiona meno, usa meno la testa nella guida uno che gira in pista. Se uno “svalvolato” corre al TT, dopo 500 metri si ammazza.
Marco: Ci vuole tanta testa perché l’improvvisazione in genere porta all’errore, mentre lì di errori è meglio che non se ne facciano. Invece, più ci si impegna e si applica un metodo, più si riesce “in sicurezza” ad ottenere una prestazione migliore con il controllo di ciò che sta succedendo. Per quanto riguarda la trafila, sì, è parecchio lunga e fa il paio con quanto costa il TT. Bisogna ottenere 6 risultati in circuito chiuso nei 13 mesi precedenti, venire prima accettato al Manx GP, correre al Manx GP e ottenere una buona prestazione in miglia e poi chiedere di poter essere accettato al TT, di nuovo presentando altri sei risultati. Tutto questo è anche un costo e per sapere ad esempio quanto è costato il mio TT 2015 devo partire da due anni prima.
Qual è il “collega road racer” che ammirate di più, se ce n’è uno?
Stefano: Bruce Anstey. Ormai è un po’ di anni che ci conosciamo, passa sempre a salutarci al camper, a farmi l’in bocca al lupo in griglia. E’ uno che ha sconfitto il cancro, che ha più di 40 anni ed è sempre uno dei più veloci. E poi è veramente troppo gentile.
Marco: Guy Martin. Perché dal debutto nel 2004, venuto dal nulla come molti altri, per merito suo ed essendo se stesso nel bene e nel male è riuscito a fare della sua passione il suo lavoro. Pur correndo per passione, perché non riceve ingaggio dal suo team bensì da sponsor personali acquisiti anche grazie alle sue caratteristiche. Mentre molti altri sono più “inquadrati” nel sistema e per correre si fanno andar bene molte cose, non riuscendo ad esprimere una personalità come la sua, lui invece dice sempre ciò che pensa.
Cosa pensate di quello che ha fatto quest’anno Michael Dunlop, lasciando Milwaukee Yamaha durante il TT per tornare a correre con BMW? Ha fatto bene o è stato un comportamento poco professionale?
Stefano: Professionale non lo è stato di certo. Però lui non è lì per soldi o altro, ma per vincere. Ha capito di non avere una moto vincente e ha cambiato. Per il team non è certo stata una bella cosa, ma Milwaukee ha caricato e se ne sono andati senza far polemica. La moto qualche problema lo aveva. Subito poi Michael ha dimostrato che poteva andare molto più forte con il BMW mettendosi in testa nelle prove della Stock.
Marco: Non conosciamo molto bene i retroscena della questione. E’ un comportamento poco professionale, ma secondo me ha fatto la cosa giusta. Voleva vincere. Poi non si sa se abbia rinunciato a un ingaggio o che accordi avessero, ma lui sapeva di poter vincere con BMW e il suo obiettivo era quello, indipendentemente da tutto. Secondo me è da ammirare.
I vostri prossimi impegni della stagione e gli obiettivi per l’anno prossimo?
Stefano: Spero di poter finire il Campionato Italiano ed Europeo Salita, sempre che non si rompa ancora la moto… Per l’anno prossimo poi vediamo.
Marco: La mia stagione è già finita perché ho deciso di farmi operare ad un ginocchio che mi crea problemi da tanto tempo e per poter recuperare per il TT dovrei farmi operare a breve, sono in lista d’attesa. L’obiettivo è il TT 2016.









Persone fantastiche!
Grandi!
Siete grandi e persone fantastiche!
Bravissimi, intervista da far leggere a tutti quelli che il giro del lago lo fanno come un gran premio.
marco pagani è il TOP…..