Intervista a Ryan Farquhar. Ecco il perchè del suo ritorno.

Dopo una brillante carriera, dopo aver vinto tanto, dopo essere diventato uno dei migliori road racer della storia, nel 2012 Ryan Farquhar prese l’improvvisa decisione di “appendere il casco al chiodo”. Troppo il dolore per la perdita dello zio Trevor Ferguson al Manx GP dell’Isola di Man, troppo il tempo sottratto alla bella moglie e alle figlie.

Ryan ha così salutato quello che è stato il suo mondo per molti anni, ma non lo ha abbandonato del tutto; si è solo spostato dietro le quinte, seduto a lavorare a quelle moto un tempo guidate da lui ma ora preparate per altri piloti.

Tutto questo, però, è durato solo un anno e nel 2014 Farquhar ha sentito forte e chiaro il richiamo delle corse. E’ tornato inizialmente in sordina solo nella categoria Supertwin, la sua preferita, ma non bastava. Ed ecco il recente annuncio: Ryan Farquhar tornerà a correre nel 2015 anche nelle categorie Superbike e Superstock.

39 anni, di Dungannon (Irlanda del Nord), Ryan ha vinto finora 3 Tourist Trophy, 7 Duke Road Race Rankings e innumerevoli National Road Races. Ecco la nostra chiacchierata di qualche giorno fa con uno dei big assoluti delle corse su strada.

 

Come vanno le cose Ryan? 

Va tutto bene. Il piano è di preparare le moto per la stagione 2015 e sistemare tutto. Ma devo dire che le cose stanno andando piuttosto bene. Sai, ci vuole molto tempo quando sei tu a dover pensare alla maggior parte delle cose… E’ solo una questione di tempo per sistemare tutto. Ho in programma di andare a Phillip Island per correre nella International Classic, quindi devo cercare di portarmi avanti il più possibile con il lavoro.

 

Molto bene. Ti sei preso un anno di stop dalle gare a metà 2012. Cosa ti ha spinto a ritornare alle competizioni nel 2014 con le Supertwin e a programmare questo ritorno nella classe Superbike nel 2015?

La ragione principale per la quale mi sono ritirato nel 2012 è stata la morte di mio zio. A quel punto mi sono detto: “ci sono cose che devi fare con la tua famiglia”. In quel periodo ero sempre impegnato a correre durante l’estate e così ho pensato: “è il momento di prendersi una pausa dalle gare ed andare avanti gestendo solamente il team, in modo da aiutare altri piloti”. In questo modo pensavo di poter avere più tempo libero per fare altre cose, anche per andarmene in vacanza! Ma, in effetti, da quando ho iniziato ad occuparmi a tempo pieno del team, la cosa si è fatta sempre più seria e in un modo o nell’altro ero perennemente nella mia officina o alle gare per preparare le moto. Il risultato è stato che ho passato ancora meno tempo con la mia famiglia. Nel ruolo di team manager ero sempre molto occupato a preparare le moto tra un weekend e l’altro e non avevo neppure il tempo di parlare con i miei familiari. Al contrario, mentre gareggiavo in prima persona ero molto più a contatto con loro e in giro per il paddock. Da questo punto di vista la stagione 2013 non mi è piaciuta. Perciò per il 2014 mi sono detto: “se ho intenzione di restare legato all’ambiente delle gare e portare avanti il team, l’unico modo è rimettermi in sella”. Ho pensato che la Supertwin fosse la scelta migliore, tuttavia ho presto scoperto che mi dovevo confrontare con ragazzi che guidavano le 600cc, le Superstock o le Superbike. E quando si tratta di tirare fuori il tempo, durante le qualifiche, loro erano molto più abituati alla velocità, avendo passato più tempo di me sulle grosse cilindrate. Mi sentivo sempre molto indietro nel gruppo. Di conseguenza, la scelta era tra l’abbandonare definitivamente le corse, o tornare sulle big bikes per le mie gare preferite. Posso vantare degli ottimi sponsor, ho delle moto decenti, quindi ho pensato: “la cosa migliore da fare è scegliere dei meeting durante la stagione e andarci a correre con la 650cc e la 1000cc”. Questo è il piano, e questa è la ragione che sta dietro al mio ritorno.

 

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(Foto: bbc.co.uk)

Resterai con Kawasaki nel 2015, sempre gestite dal tuo team KMR?

Sì, sarò ancora con Kawasaki. Correrò da solo nella Superbike. Ho ancora una Kawasaki danneggiata nel 2013 da Jamie Hamilton in un incidente. La caduta era stata piuttosto pesante, quindi ciò che dovrò fare sarà smontare le parti non danneggiate da quella moto, e mi servirà sicuramente un telaio nuovo. Userò quella, una Superstock e una 650cc nuova. Jeremy McWilliams guiderà la Lightweight alla North West 200 e possibilmente ad un paio di altre gare minori, come degli eventi in circuito chiuso prima della NW200. Molto probabilmente correrà anche ad Armoy a luglio. Connor Behan ha guidato per me negli ultimi anni e lo farà ancora con la 650cc. Vorrei trovare anche un altro pilota, poiché sono nella posizione in cui posso aiutare i piloti al Tourist Trophy e alla North West 200.

 

Quindi sarai da solo nelle classi Superbike e Superstock?

Sì, sarò da solo con le big bikes. Connor Behan ha guidato per KMR la Supersport e la 650cc lo scorso anno. La Supersport era una mia vecchia moto che lui ha comprato. In effetti ha guidato durante la stagione con i miei colori, ma la moto non era mia. Probabilmente sarà lo stesso nel 2015, ovvero guiderà una Supersport con i miei colori, ma non avrà niente a che fare con me. E’ una situazione che sta bene ad entrambi e io lo aiuto con quello che posso avere dagli sponsor, come pastiglie, candele, olio eccetera.

 

Parliamo ancora dell’anno di pausa che ti sei preso dalle gare. Cosa ti è mancato di più in quel periodo? L’adrenalina? La velocità? 

Ho sempre amato le corse su strada e sono state per lungo tempo la mia occupazione, qualcosa che mi ha dato da mangiare, insomma. Le road races sono state molto buone con me negli anni; certo, non ho guadagnato una fortuna, ma ne ho fatto un impiego, tra i premi gara e la preparazione delle moto. La cosa che mi è mancata di più è stata la scarica di adrenalina, ovviamente. Nel 2013, quando non stavo correndo, avevo sempre a che fare con le moto. Ma in fondo non è la stessa cosa: preparare la moto per altri o per te stesso è molto diverso. Quando sei tu a dover correre in prima persona è molto più facile uscire dal letto e mettercela tutta per sistemare la moto. Ciò che mi è mancato di più però è stata l’adrenalina, senza dubbio.

 

Tu sei considerato una delle leggende di questo sport e, tra le altre cose, hai conquistato ben 7 Duke Road Race Rankings. Qual è a tuo avviso il circuito migliore tra National e International road races?

La migliore road race è indubbiamente il TT sull’Isola di Man. Che sia su una moto moderna o su una classica, correre al TT è qualcosa di incredibile. C’è anche la Southern 100 sull’Isola di Man e mi è sempre piaciuto gareggiarci. In Inghilterra c’è Scarborough, ed anche quella gara mi piace molto. E’ completamente diversa dal Tourist Trophy; è stretta e tortuosa, ma mi sono sempre divertito. In Irlanda ci sono gare come la North West 200, l’Ulster GP o la Tandragee. La maggior parte dei circuiti nei quali ho corso sono veloci e scorrevoli come l’Ulster oppure stretti come Scarborough. Sono tracciati estremamente differenti, ma mi è sempre piaciuto prenderci parte. Tuttavia, il circuito che si erge, come sfida per l’uomo e per la macchina, e soprattutto per la scarica di adrenalina, è il Tourist Trophy.

 

Si potrebbe dire che ogni corsa è affascinante per un particolare aspetto?

Esattamente! In tutti questi anni ho gareggiato in diversi circuiti e solo poche volte mi è capitato di dire: “odio questo posto, non mi piace!”. Nella maggioranza dei casi mi sono sempre divertito ed è per questo che ho corso per così tanto tempo ed ora sono ritornato alle gare. Le amo, semplicemente.

 

Hai mai preso in considerazione l’idea di correre in circuito?

L’ho fatto per un po’, ma venendo dall’Irlanda il grosso problema da affrontare sono gli sponsor. Sei hai del talento e sei irlandese è molto più facile trovare degli sponsor per le road races, perché qui l’interesse è diverso rispetto all’Italia, alla Spagna o perfino all’Inghilterra in certi casi. Se vieni dall’Irlanda o dall’Isola di Man sei più portato a correre su strada.

 

Avendo una così grande esperienza nelle gare stradali, quale pensi che sia il giovane pilota che in futuro diventerà un grande campione?

Al momento Michael Dunlop. E’ giovane, ha talento e ha vinto 11 TT. Se non si farà male e se continuerà a restare legato a questo sport, potrà essere un leader ancora per molto tempo. Ci sono davvero pochi piloti emergenti che possono impensierirlo al momento. Ce ne sono alcuni, ovviamente, ma a mio parere nessuno possiede l’abilità e il talento di Michael. C’è ancora un grande gap tra Michael e gli altri piloti emergenti.

 

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Ryan Farquhar e Joey Dunlop, Southern 100 1999.

Chi è il pilota con il quale hai battagliato di più nella tua carriera?

Keith Amor! Sono stato molto fortunato negli anni. Quando iniziai, Joey Dunlop era al top della sua carriera e ho fatto delle ottime gare con lui, Dennis McCulloch, Owen McNally e Gary Dynes. In quel periodo tutti i piloti migliori guidavano anche le due tempi. Più avanti ho gareggiato contro James Courtney, Adrian Archibald, Richard Britton e poi Martin Finnegan. In seguito è arrivato sulla scena Keith Amor. Ho passato degli ottimi anni confrontandomi con Ian Lougher, Michael e William Dunlop, ma il pilota che mi ha dato sempre filo da torcere per il periodo più lungo è stato Amor.

 

Sei contento che anche lui sia tornato alle gare?

Certamente. C’è un grande rispetto reciproco tra di noi. Mi sono sempre trovato bene con Keith, sia dentro che fuori dal tracciato. Quando mi sono riavvicinato alle corse, la prima persona che ho contattato per gareggiare è stato proprio Amor. Gli ho scritto un messaggio e la sua risposta è stata: “se tu sei pronto lo sono anch’io”. Ecco come è avvenuto il tutto!

 

Bellissimo! Grazie mille Ryan per la splendida chiacchierata!

Ci mancherebbe, a presto!

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Una reazione a Intervista a Ryan Farquhar. Ecco il perchè del suo ritorno.

  1. Oreste ha scritto:

    Mitica la foto con Joey lui Ryan pilota a 360 gradi fantastico interpretatore della vita di un Pilota motociclista e lo capisco bene quando dice di non poterne fare a meno delle corse succede anche a chi scrive di non lasciare la moto nonostante gli innumerevoli pesanti incidenti accaduti certo io non sono un Pilota ma la filosofia è la stessa.Farquar è un grande perchè con il suo successo aiuta gli altri Piloti ad emergere nel mondo delle corse mettendo in azione anche la sua infinita esperienza motociclistica Ryan lo seguirò con attenzione nel 2015

    Saluti

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