Guy Martin, addio road races. E’ finita.

Ryan Farquhar e Keith Amor sono solo gli esempi più recenti. Ritirati dalle competizioni, non hanno resistito al richiamo delle corse e sono tornati, subendone le conseguenze. Certamente più chiacchierato è stato il comeback di Guy Martin, inaspettato tanto quanto il totale disastro che quest’anno si è rivelato per lui e Honda. 

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Foto: SnapChap

Come svelato in un’intervista esclusiva a MCN (motorcyclenews.com), il boss Honda Racing Neil Tuxworth aveva approcciato il basettone di Grimsby già ad ottobre 2016, corteggiandolo con visite a casa Martin per un tè, con telefonate e proposte. Finché una sera, tornando a casa in bici dal lavoro, dopo una serie di no Guy ha pensato: “Fanc**o, accetto!”.

Un dream-team McGuinness-Martin sulle nuovissime Fireblade, che si è però ben presto trasformato in un vero e proprio incubo. In primis, Tuxworth punta il dito contro il ritardo con cui le moto sono state consegnate e quindi il poco tempo a disposizione per testarle e svilupparle. Poi, la North West 200 e il bruttissimo incidente dell’incolpevole John McGuinness, caduto nel veloce tratto di Primrose Hill procurandosi varie fratture ad una gamba, con la Fireblade “rimasta accelerata”; Honda Racing ha potuto confermare il problema, ma non subito, decidendo così di non far correre Martin alla North West in via precauzionale.

Guy, rimasto l’unico pilota della squadra di Louth, si è così presentato al Tourist Trophy con un fardello non da poco. Innumerevoli i tentativi di raddrizzare la situazione da parte di pilota e team: ciò che non andava, secondo Martin, era il motore, il modo in cui liberava potenza.  Mancava anche velocità, ma una volta tolto il casco Martin si sentiva rispondere che lui stesso “non teneva aperto” in alcuni punti, lo dimostravano i dati. “Ma c’è ben altro rispetto ai dati di un computer”, rispondeva il 35enne del Lincolnshire, iniziando anche a dubitare di se stesso.

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Guy al TT 2017 (foto: LapConcepts)

Nei primi giorni di TT il team montò sulla Fireblade di Guy un motore Cosworth, poi sostituito da un motore Stock, che Martin utilizzò nella gara Superbike. Già in prova si era però presentato un problema, che in gara portò al disastro: la Fireblade entra in folle e Martin cade nel tratto di Doran’s Bend, fortunatamente illeso. “Ho insultato la moto, urlavo, l’ho chiamata con tutti i nomi possibili”. 

Poi, un altro tentativo: la squadra monta un motore BSB per il giro secco di qualifiche del Senior TT, al mercoledì pomeriggio. “E’ un buon compromesso, al Senior la userò così”, pensa Martin mentre guida. Ma nel tratto di Windy Corner, sul Mountain, qualcosa va storto: in quinta piena la moto pattina, Martin riesce a mettere i piedi a terra e non cadere. Ma questa volta la Fireblade non c’entra: è olio, olio sulla strada. Guy si avvicina ai marshals urlando e gesticolando, chiedendo di esporre le bandiere prima che qualcuno si faccia male. Troppo tardi. Raggiunto il 33mo miglio, la scena è di quelle da dimenticare. Su quell’olio in tanti hanno rischiato di cadere, e qualcuno purtroppo lo ha fatto. L’incidente di Alan Bonner è di quelli che segnano. “Io al Senior non corro”, decide Guy.

I problemi della moto, la caduta a Doran’s Bend, e poi questo. “Guy ha lavorato duramente, ha fatto tutto il possibile” rassicura il boss Neil Tuxworth. Ma Martin e Honda terminano qui, in anticipo, il loro anno di contratto. Dopo un ennesimo test a Cadwell Park un paio di settimane fa, la decisione è quella di non partecipare neppure all’Ulster Grand Prix. “Amo le gare ma non voglio correre sapendo di non poter essere veloce come prima”, spiega Martin.

Che, a chi lo critica per non aver vinto nemmeno un TT, risponde con un’alzata di spalle. “Non mi interessa ciò che dice la gente“. Guy, che ricordiamo passò alle road races dopo essere stato bannato dal BSB per aver chiuso le dita del boss Stuart Higgs in un laptop, vanta in carriera 11 vittorie all’Ulster GP, 8 Scarborough Gold Cup, 4 Southern 100, 8 secondi posti al TT e 9 terzi, nonché il sesto giro del Mountain più veloce di sempre a 132.398 mph (2015). Nel 2003 Martin vinse la sua prima Scarborough, nel 2004 fu best newcomer al Tourist Trophy e subito nel 2005 salì sul terzo gradino del podio nel Senior TT…

Si è ritirato, è tornato, è andata male, malissimo. Ora Guy farà di nuovo un passo indietro. Indietro? No, un passo diverso, “perché ci sono tante altre cose da fare nella vita. Voglio fare gare di moto classiche e anche tornare alla Pikes Peak nel 2019 con una macchina che mi sto costruendo”. Ma l’appuntamento più importante, per Guy e la fidanzata Sharon, sarà ad ottobre 2017, quando nascerà la loro prima figlia.

 

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3 reazioni a Guy Martin, addio road races. E’ finita.

  1. Emanuele Vertemati ha scritto:

    Ah ma non si fa più le pippe nel furgone come raccontò in una intervista, per dire che per le donne non aveva tempo? Col tempo diventano tutti un po’ normali. Ottimo pezzo, brava MArta

  2. Harno #3 ha scritto:

    Guy ha dichiarato stop con le corse su strada; poi però, dice che ritornerà a correre alla Pikes Peak !

    Credo che Guy sia un buon pilota, ma che sprechi troppa energia in tantissime altre cose, finendo poi per perdere la concentrazione ed anche motivazione, necessaria per le “sole” gare su strada.

    La dichiariazione di Guy che fece tempo fa sul Tourist Trophy, la dice lunga al riguardo :.

    Non lo direbbe mai McGuinness, ma nemmeno i fratelli Dunlop,
    oppure Bruce Anstey, per citare qualche nome.

    Comunque, è giustissimo fare sempre quello in cui si crede.

    Unico neo… è un peccato che ci siano piloti, che farebbero carte false per avere le sue possibilità economiche, mettendoci la metodologia dovuta; ma questo è certamente un altro argomento.

  3. Harno #3 ha scritto:

    Ciao Marta ! scusami ma non è uscito tutto quello che ho scritto al riguardo ! probabilmente è per via delle virgolette aperte dopo i due punti iniziali, oppure il contrario.
    E’ probabile che il server abbia problemi ad accettarle insieme su questa piattaforma.

    Comunque dicevo, che Guy tempo fa, aveva rilasciato una intervista riguardo il TT, che diceva questo: due settimane, tra prove è gare sono troppe, si finisce per perdere la motivazione.

    Ciaooo… 😉

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