Tourist Trophy, incidente fatale per Daley Mathison

“Marta, Diego, perchè non ci sono foto mie nel vostro libro?”. Scherza, con il suo sorriso irresistibile.
“Ti sbagli Daley, guarda meglio, ce n’è una tua al TT Zero!”, gli rispondiamo.
“…Ma io ne voglio tante!”. Ride.
“Ok, per il prossimo libro mettiamo una tua foto enorme in copertina!!”
Ridiamo tutti. Ci abbracciamo. Ci salutiamo. È quasi una promessa.

Questa conversazione risale a soli due giorni fa, nel paddock del TT. L’ultimo personale ricordo di Daley Mathison, conservato tristemente assieme a tanti altri, nel telefono ma soprattutto nella mente.

Ventisette anni, inglese di Stockton On Tees, sposato con Natalie e padre della piccola Daisy. Road racer esperto, da anni e anni al TT, presenza fissa nelle International Road Races e a Scarborough, dove dava letteralmente spettacolo.

A podio al TT nella categoria delle elettriche del TT Zero, l’ultima volta lo scorso anno con l’elettrica dell’Università di Nottigham, moto con la quale avrebbe dovuto correre anche durante questo TT.

L’edizione 2019 della corsa dell’isola di Man lo avrebbe visto impegnato tra le Superbike con la BMW S1000RR del Team Penz13.com, con il quale aveva già disputato il Macau GP lo scorso anno e con il quale si era impegnato a partecipare all’intero IRRC 2019.

Per le categorie Superstock, Supersport e Lightweight, Daley stava invece correndo sotto le insegne del Team privatissimo WH Racing. Ed era proprio al gazebo WH, molto defilato nel paddock, che l’altro giorno siamo andati a trovarlo per quattro chiacchiere.

Un paio di settimane fa, alla North West 200, Daley era stato vittima di una scivolata a Black Hill durate il warm-up lap, decidendo poi per precauzione di saltare le gare in vista del TT. “E’ quello che conta di più per me”, mi aveva poi detto la sera.

Ma questo TT è stato purtroppo fatale per il giovane inglese. Durante il terzo giro della Superbike Race Mathison è caduto nel veloce tratto da quinta marcia tra Braddan e Union Mills, un punto chiamato Snugborough. La S1000RR del Team di Rico Penzkofer ha preso fuoco. Per Daley non c’è stato nulla da fare.

Ci stringiamo al dolore dei suoi familiari, del suo Team e dei suoi più cari amici, senza trovare ulteriori parole per descriverlo.

Unico, forse, è la parola giusta. Animato da una voglia di vivere come pochi.

Arrivederci “Daisy”, il paddock delle road races sarà molto più triste senza di te…

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18 reazioni a Tourist Trophy, incidente fatale per Daley Mathison

  1. uno qualunque, ex-pilota CIV ha scritto:

    “…animato da una voglia di vivere come pochi.” Così recita la penultima frase prima della conclusione dell’articolo. Non direi proprio. A questa gente puzza la vita, è drogata di adrenalina e spinta a salire in sella da puro e semplice egoismo. Una manifestazione assurda, che dalla nascita porta una media di oltre 2,5 morti l’anno, andrebbe abolita all’istante! Adesso spiegate alla moglie che la vita era sua e poteva farne quello che voleva, e soprattutto alla bimba il perché crescerà senza un padre! Questo è tutto l’opposto che voglia di vivere, questa è semplicemente voglia di morire. Andassero a correre in pista questi “pilotoni”, almeno per il loro egoismo non farebbero soffrire chi rimane a piangerli in vita.

    • Marta Covioli ha scritto:

      Sai cosa ha scritto la moglie per comunicare la perdita di Daley?
      “L’ultima immagine che ho di mio marito è quella di un uomo felice della vita e orgoglioso delle sue gare”.
      Significa che comprendeva perfettamente il perché il marito corresse le road races.
      Quindi rispettiamo queste scelte.
      Commenti irrispettosi come il tuo andrebbero sotto gli articoli di quelli che scrivono di TT dalla poltrona di casa.

      • Anonimo ha scritto:

        Se guardiamo queste cose ci sono mogli che per anni si fanno picchiare e violentare dai mariti… l’amore a volte fa fare scelte strane e sono serio. Piuttosto il 04/06/18 nel profilo Twitter di Mathison c’è una bellissima foto, che dire… Daley hai rovinato tutto. E io non posso credere che la passione per le corse venga prima del riuscire a ragionare da persona adulta.

      • Rgv ha scritto:

        C’è chi ha bisogno di questo per vivere. È va rispettato.
        Mi dispiace che sia andata così

    • Romi908 ha scritto:

      Bravo bravo bravo hai centrato il punto ma stai attento che io ci avevo già provato ma non si può discutere di questi argomenti qui. Hai la mia stima.

  2. Daniel ha scritto:

    Prima di tutto ci vuole rispetto per questi piloti, sono solo spinti dall’amore per ciò che fanno, i 3/4 di loro corrono senza guadagnare nulla anzi… Detto ciò loro sanno a cosa vanno incontro anche con moglie e figli a casa, se non si conosce la loro mentalità le mentalità delle road races penso che bisogna solo guardare, e cercare di capire il loro “vivere” poi si possono avere tutte le opinioni che uno vuole, parlo da operaio che che come passione a proprio le due ruote, e che prima di essere travolto da essa guardando certi video online pensava che codesti piloti fossero degli autentici malati di mente. Ex pilota civ acquista qualche libro inerente a questo mondo, e capirai molto.
    Saluti daniel.

  3. Romi908 ha scritto:

    A volte, troppe volte, si scorda il punto focale. A parte 5/6 piloti e forse sono stato largo, la maggioranza sono persone normali con un lavoro normale che per correre o sono in pari o sono in rimessa. Non parliamo di piloti professionisti strapagati ma parliamo del mio vicino di casa che fa l’operaio e corre per “divertimento”. Dopo questa introduzione d’obbligo per chiarire il perimetro medio delle RR, sinceramente da adulti pensanti si ritiene che un giovane papà di 27 anni con una figlia piccola faccia bene a partecipare al TT per divertimento? Ma siamo seri? L’avevo già scritto, ma ne avete idea di cosa vuol dire crescere senza un genitore? Ne avete idea dell’inferno che magari avranno passato nella famiglia Mercer che dopo un anno lui è ancora su una sedia a rotelle? Per cosa? Per andarsi a divertire? Per piacere… Ci sono tempi e modi per fare le cose, nonostante mi piaccia il motorsport dei paletti vanno messi, se hai famiglia non puoi correre per divertimento, ti pagassero ancora ancora è il tuo lavoro e fa parte del rischio ma per divertirsi… E la passione non c’entra nulla, gli stimoli occorre saperli domare, se non riesci sei un disadattato sociale. Poi non scordiamo che negli anni 70 (cioè ormai 50 anni fa!) i piloti professionisti reputavano il TT troppo pericoloso… vogliamo dire che Agostini era un pantofolaio da divano?
    Come ho scritto l’hanno scorso se ragiono come un romano al Colosseo guardare le RR è effettivamente divertente ma ragionando da adulto del 20 secolo queste mattanze non dico che vadano chiuse ma almeno molto molto regolamentate.

    • Daniel ha scritto:

      Penso che tu la debba guardare dal punto di vista che a nessuno di loro gli viene puntata la pistola alla tempia per correre… Quindi… E ti parla uno che se corresse con una creatura che lo aspetta a casa non avrebbe le palle per contiunuare a correre, e la libertà mentale di accettare certi rischi.

      • Romi908 ha scritto:

        Permettimi ma qui sbagli perche non sarebbe non avere le palle o libertà mentale ma sarebbe solo buonsenso e rispetto dei propri doveri da genitore!

  4. Anonimo ha scritto:

    Scrivete un sacco di cagate e morto facendo quello che amava che sia un amatore o un super campione può succedere se sei un pilota ..sei un grande. Condoglianze per la famiglia

  5. MyIvan76 ha scritto:

    Finché non subentra lo spirito di conservazione un pilota non mette in conto il disagio che può recare alla sua famiglia in caso di un brutto incidente.Sono consapevoli del rischio che corrono ma sperano sempre in un colpo di fortuna che li tenga in piedi.Raggiungono la maturità dal momento che non percepiscono più il pericolo e poi si affidano alla buona sorte.Molti piloti sono andati in cielo fuori dalle piste in bicicletta oppure sciando.Portare rispetto a loro vuol dire non giudicarli per quello che facevano solo i suoi famigliari possono farlo.

  6. Andrea ha scritto:

    Semplicemente, ognuno di noi è libero di gestire la propria Vita almeno fino a quando gli è consentito. Essendo uno sport molto pericoloso, sicuramente sia lui che la moglie saranno stati consapevoli di ciò e delle eventuali conseguenze (almeno spero). Certo è che purtroppo rimane sempre una bambina senza un papà (e lei non ha potuto certo esprimere la sua opinione)

  7. Luca ha scritto:

    Dietro un pilota di Road races c’è un sogno…solo chi è motociclista dentro lo capisce…le critiche di chi vuole dispensare buonsenso non servono….sedetevi e parlate ad uno solo di quei piloti guardandolo negli occhi e ascoltandolo col cuore…ogni persona ha tutto il diritto di realizzare un sogno qualsiasi esso sia…è troppo facile criticare.
    R.I.P Daley

  8. Rgv ha scritto:

    Aboliamo il parapendio alpinismo ecc… Ecc..
    Chi fa queste gare non ne può fare a meno. E le mogli lo sanno.
    La penso anche io come te. Ma rispetto le loro scelte.

  9. Massimo Rimoldi ha scritto:

    Sono frequentatore assiduo del TT da oltre un decennio,sono innamorato delle corse su strada ma NON sono un motociclista. Il TT come le corse su strada sono psicologia sia per chi le corre che per chi le guarda. Entrambi morbosi da un certo punto di vista e lo dico da innamorato folle per questo sport. Secondo me sia Anonimo che Marta hanno ragione,o meglio non hanno torto,se loro sono contenti e chi gli sta accanto e’ disposto a tutto cio’,diciamo che si sono “trovati”. Ricordo la moglie di Paul Dobbs,scomparso nel 2010,essere presente nel 2011 con i due figli al seguito.e’ un mondo che da latini non comprenderemo mai,accettiamolo e basta,a volte e’ inconcepibile fino a quando non lo si vive dal vivo come e’ stato per me.saluti.

  10. Renzo - Parma ha scritto:

    Se ne è andato godendo come un riccio, era un uomo amato ma soprattutto LIBERO con una solida famiglia alle spalle che ha goduto insieme finché purtroppo la sorte non ha interrotto tutto ciò. Che dire? Non ci piace godere o perlomeno abbiamo paura di possibili conseguenze? Lasciamolo fare agli agli altri allora e basta co’ sti discorsi. Chi ha paura di soffrire soffre sempre di paura. W il T W gli eroici gladiatori che possono fare male solo a se stessi! Grazie Marta per le emozioni che trasmetti!

  11. Luca ha scritto:

    Se potessero tornare indietro invece di lasciare le mogli, le fidanzate, i figli, i propri genitori e fratelli a patto di rinunciare alle corse, lo farebbero o no? Perché noi possiamo anche dire che sono idoli o eroi ma in realtà non c’è un’altra vita. Ti diverti e quando te ne vai lasci però le macerie a tutti gli altri. Non ci saranno altri viaggi, altre rimpatriate con gli amici di sempre, altre anime gemelle da incontrare o figli che guarderanno te come la persona più importante del mondo. Queste cose le capisci con l’avanzare dell’età. In linea di principio allora l’ubriaco che si distrugge fino alla morte perché bevendo sta bene allora dovrebbe essere giustificato, o quello che scommette fino a giocarsi tutto. La realtà e che dall’alto vedranno i genitori distrutti per il resto della vita, le mogli che li sostituiranno con altri ed i figli crescere con altre figure maschili di riferimento. Non ha senso

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