Cosa si prova a correre all’Isola di Man? Marco Pagani racconta il suo giro più veloce al TT

Il Tourist Trophy dell’Isola di Man esercita indubbiamente un fascino unico al mondo. Una competizione che non ha eguali, su un tracciato di 60.7 km di pura adrenalina, concentrazione, gloria.

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Marco Pagani e il suo team TWC poco prima della partenza su Glencrutchery Road. (foto: Mark Falconer)

Il coronamento di un sogno per ogni motociclista, il pinnacle della carriera di un pilota, perché il Mountain Course ti mette alla prova completamente, irrimediabilmente.

Ma cosa prova chi corre all’Isola di Man? A cosa pensa, se pensa, durante quei 17-18-20 o più infiniti minuti che compongono un giro a medie spaventose?

Difficile spiegarlo, difficile trasmetterlo. Marco Pagani, esordiente al TT 2015 e miglior italiano debuttante nella storia del Tourist Trophy, lo ha fatto in modo molto preciso e appassionante. Ecco il racconto del suo giro più veloce al TT alla media di 121.5 mph con partenza da fermo.

 
<< Una delle emozioni più forti vissute quest’anno al Tourist Trophy l’ho provata durante il penultimo giro secco di prove prima del Senior TT, che è coinciso con il mio giro più veloce (purtroppo…), ed è stata tanto forte quanto inaspettata, perché è arrivata in un momento di concentrazione massima.
Martedì 9 giugno. Mi sono appena ritirato nella Superstock Race a causa di un problema ai freni, abbandonando la moto al pit-stop, al termine del secondo giro.
Completare i primi due giri convivendo con il guaio che si era manifestato fin dalla prima frenata a Quarterbridge non è stata la cosa più intelligente che abbia fatto nell’ultimo decennio… Non è stato proficuo e non è servito a nulla. Col senno di poi, è stato solo pericoloso, anzi pericolosissimo. Frustrazione massima.
Doveva essere la gara del riscatto dopo che nella Superbike Race per un inconveniente dopo il secondo pit stop non avevo potuto sfruttare la gomma nuova, meditando il ritiro e venendo “salvato” dalla cancellazione del sesto giro, a causa della caduta di Michael Dunlop.
Invece nulla di tutto questo ed il mio giro migliore restava fermo a 119 miglia orarie e poco più, ottenuto al quarto giro della SBK con la stessa gomma.
Super frustrazione massima.

Torniamo al gazebo, risolviamo il problema ai freni e ci presentiamo al via del giro secco di prove del pomeriggio.
Al TT da debuttante è difficile trovarsi a girare con i migliori, perché si parte con numeri molto distanti (sia in prova che in corsa), ma l’inserimento di questo giro di prova secco di recupero (causa maltempo dei giorni precedenti) post gara Stock 1000 ha fatto sì che in pochi si presentassero al cancelletto su Glencrutchery Road. Mi sono trovato dunque schierato in coda a una decina di piloti, tra cui John McGuinness, Conor Cummins, Cameron Donald e davanti a molti altri con un numero molto più basso del mio, visto che in questo turno improvvisato vigeva la regola “chi prima si schiera, prima parte”. Non ho studiato chi avevo dietro in coda, ho preferito rimanere concentrato su me stesso e su quello che dovevo fare, non mi andava di farmi condizionare dalla visione di chi mi avrebbe poi raggiunto chissà dove e vivere la guida fino a quel momento come un attesa.

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In attesa del via del penultmo giro di prove prima della Senior TT. Nella foto Conor Cummins, Shaun Anderson, Cameron Donald, Ben Wylie, Kamil Holan. (Mark Falconer Fotos)

Giù la visiera, motore su di giri, pacca sulla spalla, ready? GO! Impennata e giù in picchiata verso Bray Hill Bottom! L’accordo col mio cervello era: roda le pastiglie nuove fino a Ballacraine e poi fai quel cazzo che vuoi! Dunque, dovevo sacrificare i primi 12 km e poi via! Quarterbridge freno leggero, lo faccio anche a Braddan, cambio di direzione e via, Union Mills, Ballagarey, Crosby, Highlander, Greeba, Gorse Lea, ecco Ballacraine, frecce per terra, tre alberi, giù quattro marce, ingresso a destra e via! Ora spingo! Ero stufo dell’andazzo della settimana, dei problemi di assetto, dei guai in generale, delle due gare pessime e di non aver ancora capitalizzato quello che avevo tra le mani, avevo voglia di andare forte! Punto.

Giungo alla staccata di Ballaugh Bridge e mi accorgo che sto arrivando sotto a tre moto. Stacco, scalo, miro il ponticello, mi alzo, sto per saltare, quando mi si materializza accanto Mark Miller! Ma porca putt… proprio qui? In aria??? Atterriamo, mi stringe a sinistra nel cambio di direzione e va a passare le tre moto prima del salto in sesta di Ballacrye. Io devo chiudere il gas, riapro, infilo tute le marce e faccio lo stesso prima di Quarry Bands. Tratto favoloso: dei curvoni da quinta a oltre 200 kmh in successione che immettono sul rettilineo di Sulby. Alla staccata di Sulby Bridge recupero il gap da Mark Miller e mi preparo mentalmente a stargli attaccato sul tratto spaventosamente sconnesso che va da Ginger Hall a Milntown Cottage. Mi prende dei metri ma a Parliament Square siamo di nuovo vicini. Lasciamo Ramsey e ci apprestiamo a salire sulla montagna, ero contento, mi rendevo conto che stavo andando forte e stavo bene. La modifica apportata al set up era nella direzione giusta, ogni volta che abbiamo mosso qualcosa ho sempre migliorato.
Gooseneck. Mark mi ha preso dei metri e stiamo arrivando a Guthrie’s Memorial. Spingo, sul tratto di montagna mi sono sempre sentito bene, ci sono meno buche, la mia moto (e io…) soffre meno, serve occhio e velocità di percorrenza, il mio pane. Inizia il Mountain Mile e Mark è avanti un centinaio di metri con la sua Buell soprannominata “la caffettiera” per il rumore che la catena fa in staccata, simile a un fischio. Sesta piena in carena, ma con il casco alzato per vedere cosa fa Mark – che involontariamente mi copre la visuale – e quando indirizzare la moto a destra e sinistra. I secondi a 300 all’ora scorrono diversamente da quelli che vivi mentre cammini per strada, mi accorgo guardando oltre che stiamo raggiungendo un pilota. Mark si mette in scia e lo passa agevolmente, mentre mi avvicino sempre di più realizzo che la moto è di uno strano colore che non è un colore tradizionale… pare specchiata, fa un rumore sgraziato e il casco è verde e giallino. Minchia, Cameron Donald in sella alla leggendaria Norton!!! Non ci posso credere! Cam Donald, con cui ho giocato mille volte alla Play e che stimo enormemente per tutto quello che ha fatto al TT e nelle Nationals Irlandesi, pur venendo da un posto così lontano come l’Australia. 
Non c’è tempo per questi pensieri, sono vicinissimo a Donald, sono più veloce e il mio cervello in automatico sta già elaborando dove passarlo. Sono un attimo titubante, siamo alla fine del Mountain Mile, stiamo per tagliare il primo ponticello e Mark sta scappando! Ponticello, mi metto all’esterno, a sinistra, poco dopo c’è il curvone a destra di sesta, ma l’ingresso del Mountain Box è a sinistra. Entriamo fortissimo, affianco Donald all’esterno in uscita, gas, secondo ponticello con le pietre bianche e mi ritrovo a staccare interno a Mountain Box: giù tre marce, dentro, ho passato Cameron Donald… e stavolta non siamo alla Play!!! 
Non sarà stato certo il suo giro migliore, se non avesse avuto quel catenaccio saldato dal nome glorioso di Norton ma la sua vecchia e mitica nera Suzuki Gsx-R Relentless by Tas, tutto questo non sarebbe stato possibile di certo, ma ognuno è figlio delle proprie occasioni e io ho appena passato Cameron Donald! Fuck yeah! 
Giuro, avevo un mega sorriso sotto il casco, ho dovuto minacciare il mio cervello di restare concentrato, l’obiettivo era un altro: fare un bel tempo e riacciuffare Mark Miller! Ho percorso il tratto di montagna al meglio delle mie capacità, ho spinto fin dove la mia esperienza fin lì acquisita mi faceva sentire sicuro, ho cercato di capire come migliorare la moto per il giro del giorno successivo e ho ripreso Mark alla staccata di Signpost Corner. Sono poi arrivato dietro a lui fino a traguardo, percorrendo l’ultimo strettissimo e lentissimo pezzo tra The Nook e Governor’s Bridge. Non avrebbe avuto alcun senso passarlo per una manciata di secondi in meno al mio crono.
Parco chiuso, sgasata di felicità, pacche sulla spalla dai miei amici/meccanici Max, Ga e Severino e abbraccio della mia morosa Marta!
Questo è stato il giro più emozionante del mio Tourist Trophy 2015, in 18 minuti e 37 secondi, alla media di 121.530 miglia orarie, pari a 195.583 kmh.
Peccato sia risultato anche il più veloce delle due settimane a causa dei problemi e dei ritiri.
Il giorno dopo, nell’ultimo giro secco di prova prima della Senior, ero parecchio sotto al mio best lap, ma ho buttato tutto il vantaggio incappando in un’incomprensione con i tre piloti più lenti del circus nel tratto del Bungalow e chiudendo la tornata col medesimo tempo del giorno precedente.
Una beffa considerando che il record assoluto di un italiano al TT è di 201 kmh di media!
Com’è che si dice?
Queste sono le gare!>>

 

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3 reazioni a Cosa si prova a correre all’Isola di Man? Marco Pagani racconta il suo giro più veloce al TT

  1. Gabriele ha scritto:

    Ricorderò per sempre i tuoi occhi quando sei entrato dal north gate. Scommetto che avessi potuto avresti fatto quell’ultima curva con le braccia alzate. Ricorderò per sempre quando ti ho chiesto se stavi bene e se te la sentivi di entrare. Ricorderò per sempre anche l’averti “buttato” dentro dopo una giornata pregna di problemi e pochi secondi prima che la sessione finisse. Lo ricorderò per sempre perchè si è fatto di tutto per aiutarti a far diventare il tuo splendido sogno un concreto progetto e i tuoi occhi quando sei entrato dal north gate che hanno detto “sono andato forte come sapevo che potevo andare”. Grande Marco!

  2. Michele ha scritto:

    hai voglia a dire che son fenomeni quelli che giocano la champions league!!!

  3. Theres ha scritto:

    Ti abbiamo seguito come spettatori all’IOM 2015, dopo avere conosciuto una tua amica il primo giorno di gare. Abbiamo fatto il tifo per te. Qualsiasi persona partecipa al TT è un eroe. Era la nostra prima volta sull’isola, ma l’entusiasmo ci fa andare anche l’anno prossimo.. speriamo proprio di ritrovarti !!!

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