Intervista a Dan Hegarty, miglior privato al Tourist Trophy 2016

Si parla di Tourist Trophy ed il pensiero va inevitabilmente ai nomi altisonanti di John McGuinness, Michael Dunlop, Ian Hutchinson. Ma oltre a loro c’è chiaramente un vastissimo plotone di piloti altrettanto eroici, se così vogliamo chiamarli, pronti ad affrontare il tracciato del Mountain Course quasi tutti contando esclusivamente sulle proprie forze.  

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Dan Hegarty (ph: Bob Derrick)

Ore di lavoro sulla moto, notti insonni in preda ai preparativi, e poi l’ingrato compito di cercare soldi, aiuti economici che permettano di raggiungere questo mitico sogno a due ruote.

Tra di essi, ogni anno, il Tourist Trophy premia il miglior privato, istituendo un TT Privateers Championship, classifica a punti acquisiti nelle varie gare disputate. Vince dunque il miglior privato, il migliore tra tutti quelli che hanno corso al TT senza alcun supporto da Case ufficiali.

Quest’anno l’ambito titolo è andato ad un talentuosissimo pilota inglese di Notthingham, il trentenne Daniel Hegarty, in sella alle sue Kawasaki RTR Motorcycles, suo team personale. Certo, “Hego” non è un nome nuovo nelle corse su strada, avendo già avuto esperienze con team quali Norton (nel 2013) e ILR di Ian Lougher (2014-15), nonché nel British Superbike Championship in passato. Ma ciò che ottiene ora, da privatissimo, lo ottiene solo con le proprie forze.

Un esordio al TT nel 2011 direttamente nella top 30 in Supersport (supportato da “thepeoplesbike”), e da qui un’escalation che lo ha portato nel 2016 a raggiungere  il 13° posto nella Superbike Race, l’11° nella Superstock e, attenzione, 11° anche nel prestigioso Senior TT. Alla media di 128 miglia orarie. Fantastico. Hegarty raccoglie 91 punti contro i 72 del secondo classificato Jamie Coward, guadagnandosi l’attenzione di molti.

Una persona mite ma assolutamente determinata. Un vero piacere averlo intervistato.

 

Daniel, prima di tutto vorremmo congratularci per l’ottima prestazione e la vittoria del TT Privateers Championship. E’ stato un ottimo risultato.

Sì, non me l’aspettavo in effetti e non l’avevo neanche messo in conto. Partivo ad ogni gara con l’obiettivo di finire nella top ten e trovarmi vincitore del Privateers Championship è stata una sorpresa anche per me.

 

Quale è stata la tua reazione alla fine delle due settimane di TT, trovandoti in cima alla classifica?

C’è stato un momento, intorno alla metà della seconda settimana, in cui ho realizzato di essere in testa al campionato e la gente ha iniziato a dirmi di concentrarmi su quel risultato, ma ciò che ho fatto in realtà è stato solamente focalizzarmi su ogni singola gara. In effetti mi sono detto: se vinco il campionato tanto meglio, e così è stato.

 

Credo sia una soddisfazione immensa per un privato vincere il Privateers Chamionship. Come organizzi il tuo lavoro? Costruisci le tue moto da solo?

Sì, ho un negozio di moto che ho aperto dieci anni fa per sostenere le mie gare, RTR Motorcycles. Credo sia un’ottima cosa perché a volte ho corso per altri team, ma anche se le cose dovessero andare male so per certo che ho sempre la mia struttura. Avrei dovuto gareggiare per un team quest’anno, ma verso gennaio il team si è sciolto. Quindi, tutto quello che è stato fatto quest’anno l’abbiamo creato da gennaio. Ho investito in un Dyno a dicembre e con quello che è successo al team a gennaio è stato proprio una coincidenza. Il Dyno mi ha permesso di provare i miei motori e lavorare da solo.

 

Quali sono i tuoi progetti per il prosieguo della stagione?

Sto cercando di mettere insieme i fondi per gareggiare il resto della stagione. Vorrei andare a fare la Southern 100 all’Isola di Man, vorrei fare l’Ulster GP e il Classic TT.

 

Prepari le moto nel tuo workshop anche per il Classic?

No, non potrei prendermi anche quell’impegno. Anche se qualcuno dovesse offrirmi una moto da gestire da solo direi di no, non potrei farcela. Voglio solamente andare e guidare la moto di qualcun altro ed essere competitivo.

 

Quindi farai la Southern 100, l’Ulster e il Classic TT?

Sì, vorrei anche partecipare alla Gold Cup, a Scarborough. Inoltre, mentre ero all’Isola di Man per il Tourist Trophy ho incontrato gli organizzatori del Macau GP. Mi hanno chiesto se fossi interessato a parteciparvi e la cosa sembra piuttosto positiva, quindi anche quello è un piano possibile.

 

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Dan Hegarty (ph: Phil Hawkins. FB Page: i Shoot from the Hip Photography)

 Molto bene. Come affronti la preparazione alle gare a livello fisico?

Generalmente mi alleno molto meno d’estate, perché passo più tempo in moto. In inverno, invece, mi alleno sette sere la settimana, gioco a calcio e mi alleno in pista un paio di volte la settimana. Faccio inoltre una sessione di allenamento per rafforzarmi in palestra. Credo che la cosa migliore per me sia l’allenamento in pista: circa 45 minuti molto intensi due volte la settimana. Purtroppo ho un gomito messo male, che mi sono distrutto sei anni fa, quindi è piuttosto debole. Di conseguenza passo molto tempo ad allenarlo per renderlo più tonico e forte e per poter essere al meglio in moto.

 

Come hai iniziato la tua carriera motociclistica? Sei partito come road racer o hai iniziato dai circuiti convenzionali?

Ho iniziato nel 2003 correndo nei Club Racing con una Kawasaki KR1s 250. Ho guidato quella moto per vari anni ed ho migliorato la mia tecnica. Ho gareggiato nel circuiti chiusi fino al 2010, facendo il Campionato Britannico. Come privato non andavo male, ero costantemente nella top ten nel BSB, ma lì mi sono rotto il gomito nel 2010. E’ stata davvero una bruttissima frattura e quasi mi dovevano amputare il braccio. Da allora ho fatto altre gare in circuito con risultati decenti, ma non sono più stato veloce quanto prima a causa del mio braccio. Quando ho iniziato con le road racing ho corso al TT, ed è veramente un approccio diverso alla gara. E’ più legato alla precisione, alla pulizia e al saper pianificare la tua guida. E’ proprio la precisione che mi piace nel guidare al TT.

 

Restando sulla comparazione circuiti-road races, quali sono a tuo avviso gli aspetti positivi delle gare su strada? Tutti sappiamo che sono come una grande famiglia. I rischi insiti sono molto alti, ma allo stesso tempo tutto ciò crea una sorta di confraternita tra le persone. Cosa ne dici?

Sì, credo che essendo così pericolose le gare su strada eliminino tutte le stronzate a priori. Sono reali e pure. I piloti sanno quanto sono pericolose. Anche se faccio le cose per conto mio ammiro profondamente gli altri piloti, tutti si ammirano. E’ tutto molto reale.

 

E’ molto bello quello che dici. Che reazioni hai da parte delle persone che ti stanno vicine?

E’ difficile con i bambini. Il mio figlio più grande ha nove anni e capisce le cose; può andare autonomamente su youtube o a cercare gli avvenimenti e le statistiche, sapere quanti piloti sono morti. La cosa l’ha spaventato, ma mi sono trovato a spiegargli la situazione ed è venuto con me al TT quest’anno e l’ha amato quanto lo amo io. E’ passato dalla fase nella quale era impaurito e mi faceva mille domande, ma ora va molto meglio. Per quanto riguarda i miei genitori, beh, sono solamente terrorizzati (ride). Non vorrei essere nella loro situazione. E’ già difficile per me andare a correre e ‘spegnere’ il cervello per potermi focalizzare al meglio, senza dover pensare a quante persone sono in pensiero! Io continuo a dirgli che sono concentrato al massimo e questo minimizza il rischio.

 

Precedentemente hai corso per Norton e per ILR, il team di Ian Lougher. Come sono state quelle esperienze? Norton ha ottenuto ottimi risultati quest’anno, ma anni fa non era messa altrettanto bene.

Alla Norton non erano pronti per fare il TT quando ho corso per loro. Erano un piccolo team senza molta esperienza, figuriamoci per il Tourist Trophy. Hanno speso un sacco di soldi nello sviluppo della moto, poi io me ne sono andato a fine anno. Loro hanno continuato a lavorare e pare che il duro lavoro stia ripagando, perché la moto ha iniziato a mostrare il suo potenziale. Hanno pagato un sacco di persone e un sacco di soldi per evolversi ed ogni tanto mi capita di pensare che magari se fossimo restati assieme saremmo potuti crescere assieme, come era stabilito all’inizio.

 

In effetti, il fatto di cambiare moto, team o piloti al TT non da molti frutti…

No, per niente. Perché ci vuole così tanto tempo per trovare un set up della moto. Ma è anche questione di team perché il TT è un lavoro di famiglia: vuoi conoscere bene il tuo team, quasi intimamente e vuoi che loro conoscano te, ciò che ti piace della moto. Anche se non sono mai stato in un team per più di due anni, mi piacerebbe stabilire una lunga relazione. Il mio sogno è quello di essere John McGuinness e di essere in un team ufficiale per molto tempo, o come Joey Dunlop e la sua relazione con Honda. Vorrei essere come loro ed avere un team del genere, nel quale c’è lealtà. Mi piace questo.

 

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Dan Hegarty e il meccanico Paul Thompson (ph: Phil Hawkins. FB Page: i Shoot from the Hip Photography)

Solitamente ti fai aiutare da meccanici fidati al TT?

A dire il vero ci sono solamente io, quindi non ho un meccanico propriamente detto. Ho un amico, Paul Thompson, che mi ha aiutato per anni e se dovesse smettere smetterei anch’io. Non corro senza di lui. Non prende molti soldi, anzi, da me non prende praticamente nulla, ma è sempre andata così e insegue il sogno proprio come faccio io.

 

Passione e amicizia.

Esattamente.

 

Qual è stato il momento migliore al TT 2016 per te, Dan?

E’ stato… finire la Senior. Generalmente è sempre l’ultimo giro della Senior e arrivare al traguardo, per poi imboccare la stradina che porta al paddock. Lì capisci che un altro anno è finito e te ne torni a casa sano e salvo. Quello è sempre il momento migliore per me.

Mi piacerebbe spendere due parole su Ian Lougher…

 

 Liberissimo!

Ho apprezzato moltissimo l’esperienza con Ian. Sai, è un pilota come John McGuinness, molto simile. Ha avuto una lunghissima carriera nelle road races ed è veramente difficile da fare. Mi ha insegnato molto, specialmente quando avevo poca esperienza di set up e l’ho ascoltato parecchio. In un certo senso ha evitato che crescessi nel modo sbagliato. La miglior cosa che ho imparato da lui è prendere delle decisioni tranquillamente. Non per altro è stato un campione. Vederlo prendere determinate decisioni mi ha insegnato molto, mi ha insegnato a rallentare e a pensare bene alle cose prima di decidere. E’ un uomo molto saggio e sto cercando di applicare i suoi insegnamenti.

 

E’ stato un ottimo insegnante, quindi.

Decisamente!

 

Grazie per l’intervista Dan, ci vediamo durante la stagione. Buon lavoro!

Grazie a voi ragazzi!

 

 

 

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2 reazioni a Intervista a Dan Hegarty, miglior privato al Tourist Trophy 2016

  1. marco grasso ha scritto:

    Ipiloti privati rappresentano la vera essenza del TT

  2. Harno ha scritto:

    Intervista stupenda !

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