Tra pista e strada: intervista a Steve Plater

Di lui si è parlato molto ultimamente, mettendolo al centro di vari rumors che lo vedevano pilota ufficiale Norton per un gran ritorno al Tourist Trophy 2014. Ma non è andata così: è notizia di ieri che l’australiano Cameron Donald sarà per ben tre anni in sella alla Norton nelle International Road Races. Steve Plater ha rifiutato l’offerta della Casa inglese, preferendo continuare il suo preziosissimo lavoro di sviluppo. 

Se il suo nome non tornerà nella lista degli iscritti al TT, rimarrà comunque negli annali come due volte vincitore all’Isola di Man e detentore del record di velocità dei newcomers (125.808 mph) dal 2007 al 2013, quando fu infranto da Josh Brookes.

Steve Plater è indubbiamente un talento puro, versatile, con una velocità di adattamento davvero impressionante. Dire che sia nato in pista o su strada è difficile, in quanto la sua carriera sui circuiti e nelle road races ha viaggiato molto di pari passo. Vanta una serie di vittorie nel BSB, nel Mondiale Endurance, alla North West 200, a Macao e, appunto, al Tourist Trophy.

Nato a Luton (UK) nel 1972, Steve si avvicina alle corse negli anni ’90, militando per lo più nel BSB. Il suo miglior risultato nel Campionato Britannico, oltre ad ottimi piazzamenti in Superbike, fu la vittoria del British Supersport Championship nel 2009 con la bellissima Honda HM Plant.

Nel 1996 aveva invece debuttato alla North West 200 e dieci anni dopo arrivò il trionfo macauPlcon la doppietta nelle gare Superbike. Il 2006 segnò anche l’anno della sua prima vittoria al Macau GP, vittoria ripetuta anche nel 2007. Sempre nel 2007, guidato dal suo mentore Mick Grant (7 volte vincitore al TT), Steve affronta per la prima volta il Mountain Course, facendo segnare il record di velocità per un newcomer, record che resisterà per ben 6 anni.

Normalmente si dice che per imparare il tracciato del Tourist Trophy ci vogliano circa 3 anni. Dopo un solo anno dall’esordio, invece, Steve Plater vince il suo primo TT, categoria Supersport. E fu qualcosa di incredibile. L’anno seguente, nel 2009, fu la volta del trionfo nella Senior, con tanto di nuovo record e battendo l’allora compagno di squadra John McGuinness, fermo per la rottura della catena. Sempre nel 2009 arrivò un’altra vittoria alla North West nella gara Superbike.

Ma proprio il triangolo Portstewart-Coleraine-Portrush segnò la fine della carriera di Plater: durante le prove della North West 2010, Plater perse il controllo della sua Honda HM Plant a Quarry Hill e cadde verso il lato del mare oltrepassando le barriere a 125 mph. Steve riportò fratture al collo e al braccio, ma chi aveva assistito all’incidente definì Plater “a miracle man”. Dopo mesi e mesi di un tentato recupero, nel 2011 Plater annunciò il ritiro dalle corse su strada. Provò a tornare in pista nel BSB, ma un’ulteriore caduta a Thruxton gli provocò una nuova frattura allo stesso braccio. Plater subì oltre 30 operazioni, ma i nervi ormai compromessi non gli avrebbero più permesso di poter gareggiare a livello competitivo come un tempo. Ma ciò che ha fatto in questi suoi anni di carriera bruscamente interrotta rimarrà per sempre nella memoria degli appassionati.

 

Steve, hai iniziato la tua carriera in pista, poi hai sentito la voglia di provare le corse su strada. Cosa ti ha fatto prendere questa decisione?

Ho iniziato a correre in pista nel 1994 con una gara a Cadwell Park, ma già nel 1993 ero stato alla North West 200 come spettatore, senza nessuna intenzione di parteciparvi. Ma alla fine del 1994 mandai l’iscrizione e fu accettata. La mia intenzione era quella di andarci solo una volta, per provare l’esperienza!

 

Quali sono secondo te le principali differenze tra correre in pista e su strada, da un punto di vista tecnico e mentale?

Per correre in strada hai bisogno di molto apprendimento di informazioni per poter essere sicuro e veloce. Mentalmente è uguale, per me è una gara e ne voglio vincere il più possibile. Tecnicamente ci vuole un team con una buona esperienza di road racing alle spalle, per far sì che tu ti possa concentrare solo sulla guida.

 

Pensi che per un pilota sia più difficile passare dalla pista alla strada o viceversa?

Per molti piloti è difficile cambiare “disciplina”, ma per quanto riguarda me questa è una cosa che mi riesce molto bene. Campionato Britannico, Road Racing e Mondiale Endurance, ho vinto di tutto e con gomme di tipo diverso.

 

Al tuo debutto al TT, nel 2007, avevi un mentore molto prezioso. Qual è il TT_HMPlantHonda_S_Platermiglior consiglio che Mick Grant ti ha dato?

Mick Grant ha avuto una grandissima influenza sulla mia carriera da pilota, è stato un grande amico e, soprattutto, molto onesto. Abbiamo iniziato a lavorare assieme nel 1998 nel British Supersport, Mick era mio team manager. Da allora mi ha aiutato a prendere molte decisioni nella mia carriera ed è stato importante per il mio approccio mentale al TT.

 

La tua vittoria più bella? Al Tourist Trophy, alla North West o a Macao?

Tutte le mie vittorie sono state speciali per me, in ogni disciplina. Ma forse al primo posto metterei la Senior al TT! 

 

Qual è il punto più pericoloso di tutti i tracciati in cui hai corso? Quello che temi di più, che ti fa trattenere il fiato quando ci passi. Se ce n’è uno naturalmente!

Ci sono vari punti in molti tracciati dove provi questa sensazione, ma solo quando tenti di percorrerli a gas spalancato per la prima volta. Station Corner alla North West su una Superbike, ad esempio, oppure Bray Hill al TT, quando parti a gomme fredde.

 

Hai qualche rimpianto? Magari una gara che avresti voluto vincere o una a cui avresti voluto partecipare?

Nessun rimpianto. Mi sarebbe piaciuto correre nel Mondiale Supersport ma invece ho scelto la strada delle Road Races. Ho iniziato a correre piuttosto tardi, quindi sono soddisfatto di ciò che ho raggiunto.

 

Attualmente sei impegnato con la Focused Events (corsi di guida in pista tenuti da nomi importanti quali Neil Hodgson, Tommy Hill, James Witham, ndr). Ti piacerebbe condividere la tua esperienza di pilota anche in altri modi, per esempio come team manager?

Sì, tengo i corsi di guida Focused Events in Spagna, oltre 70 giorni all’anno. Ma sono stato anche team manager AIM Yamaha mentre ci correvo e anche coordinatore Honda. Ho sempre collaborato molto con i marchi a cui ero legato, lavorando anche a vari eventi marketing. Molti giovani piloti lo vedono in senso negativo, ma tutto ciò a lungo termine paga.

 

Come vedi il futuro delle corse su strada? Chi sarà l’erede di John McGuinness secondo te?

Il TT dell’Isola di Man sta crescendo ancora di più grazie al grande lavoro degli organizzatori, con la copertura televisiva che rende questo evento uno spettacolo mondiale. La North West 200 è stata molto sfortunata negli ultimi anni a causa del tempo. Ma questo evento rimane sempre il mio preferito e sono orgoglioso di aiutare i newcomers e la commissione di sicurezza. Per quanto riguarda “l’erede”, secondo me non c’è un personaggio principale nelle road racing. Potremmo dire McGuinness e Dunlop per il TT, Seeley per la North West, mentre Macao e l’Ulster GP sono sempre imprevedibili.

 

Per qualche tempo abbiamo creduto (e sperato) in un suo ritorno al Tourist Trophy con Norton. Ma questo non avverrà e forse è più giusto così. Tornare sulle proprie decisioni non sempre è positivo. Grazie Steve!

 

 

 

(Foto: Pacemaker Belfast)

 

 

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3 reazioni a Tra pista e strada: intervista a Steve Plater

  1. marco grasso ha scritto:

    Grande steve!!!!

  2. Oreste ha scritto:

    Ciao,ho seguito Plater nei dvd e devo dire che gli vanno forte ma lui va ancora più forte di tutti inoltre si è rvelato un ottimo collaudatore come ho già scritto faccia crescere la Norton.

    • Oreste ha scritto:

      Ciao,ho seguito Plater nei dvd quando correva e devo dire che gli altri vanno forte ma lui va ancora più forte mi ricorda Phill Mc Allan uno che ai suoi tempi era velocissimo comunque Plater ha molta esperienza e si è rivelato un ottimo collaudatore scusate per gli errori del commento precedente.

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