A volte i sogni rimangono tali. A volte invece si ha la capacità, la determinazione e la possibilità di trasformarli in qualcosa di reale. Addirittura in qualcosa che rimarrà scritto, almeno fino a nuovo ordine, nella storia motociclistica italiana.
E’ ciò che è successo a Marco Pagani, trentaduenne bresciano pilota non di professione, che quest’anno ha “lasciato” la gare in pista per approdare sulla mitica Isola di Man. Il cammino non è stato semplice, problemi e sfortune si sono messi di mezzo, ma alla fine Marco è riuscito a stampare uno strabiliante tempo alla sua prima volta sul Mountain Course, diventando così l’italiano più veloce nella storia al Manx Grand Prix, nonché debuttante italiano più veloce di sempre all’Isola di Man tra Tourist Trophy e Manx GP.
Ciò che ha stupito, poi, è stata la progressione attuata da Pagani durante la settimana di prove e le gare, prove per la verità dimezzate per lui a causa di problemi alla sua Kawasaki Zx-6R, come spiegherà tra poco. Da 100.090 mph di media al suo primissimo giro all’Isola di Man alle 114.207 nella gara Newcomers (5° posto su 36 partecipanti), all’incredibile 117.295 mph di media nella gara Junior, che gli è valso il 7° posto (su 75 piloti, anche più esperti) e quel primato di cui abbiamo parlato.
Marco, ti aspettavi di andare così forte, subito, alla tua prima volta all’Isola di Man?
Ciao a tutti gli amici di RRC! Vi dirò la verità, non voglio essere né presuntuoso né sfacciato, però sì, me lo aspettavo. Quando un anno fa ho deciso di correre sul Mountain Course mi sono messo a fare dei calcoli un po’ “empirici”… Non sto ad annoiarvi spiegandovi come si faccia, comunque il risultato teorico dava 117 mph! Ci ho preso, anche se, senza avere patito l’inconveniente in prova, molto probabilmente avrei sbagliato previsione…
Questo per quanto riguarda i freddi calcoli. Nella realtà, invece, quello che più mi impensieriva era come avrei reagito alle buche/avvallamenti in velocità ed ai salti (specie quelli sul veloce). Ecco: una reazione negativa a tutto ciò avrebbe potuto vanificare mesi e mesi di preparazione, ma per fortuna i salti sono una figata pazzesca e le buche si digeriscono col giusto approccio mentale! Se non puoi asfaltarle fattele amiche!
E’ sicuramente interessante cercare di capire i pensieri e le sensazioni di un pilota che affronta il Mountain Course per la prima volta. Cosa hai provato durante il tuo primo giro da solo?
Il giro più emozionante è il primo in assoluto, quello che si percorre con il Travelling Marshal che tira il gruppetto di neofiti. Durante questo giro è tutto nuovo e scorre tutto velocissimo! Un turbine di emozioni! Avviene tutto molto più velocemente di quando si studia il circuito, si guardano gli onboard, si gioca con la Play, si gira in macchina, furgone, moto… Durante questo giro la concentrazione è massima, è bene ripetersi i nomi delle curve mentre le si approcciano, tenere bene d’occhio il Marshal e non fidarsi dei compagni che ti precedono, all’occorrenza passarli, perché durante il primo giro un errore di valutazione è sempre dietro l’angolo.
Il primo giro da solo invece è liberatorio! E’ come essere seduto al banco dell’esame di quinta superiore: se non hai studiato sei spacciato, sei solo. Se hai fato le cose bene non vedi l’ora che arrivi il prossimo tratto per fare linee pulite e far scorrere la moto in curva. Una cosa che adoro!
Quali pensieri passano nella testa di un pilota in quei dieci secondi mentre si aspetta quella famosa “pacca sulla spalla” per partire?
E’ un momento unico, nulla a che vedere con l’aspettare lo spegnimento del semaforo in griglia di partenza. Lì ti concentri sulla prima frenata e a seconda di come uscirai dalla prima curva deciderai la strategia di gara.
Su Glencrutchery Road invece sei da solo, varchi il cancelletto che ti porta verso il Marshal che ti darà la famosa pacca sulla spalla, ci sei solo te, la moto ed il Mountain Course, e sai già che la prossima volta che parlerai con qualcuno sarà forse dopo 121km, un tempo che non ha più la misura di quello reale. Mentre stai per partire il pensiero è focalizzato alla linea ideale per buttarsi in picchiata nel modo più proficuo possibile verso Bray Hill Bottom, e con quale velocità inserire la moto a Quarterbridge e a Braddan, considerando il tempo passato da quando sono state tolte le termocoperte. Un errore nelle prime due curve non è accettabile, passate quelle si pensa al resto. (Nessun errore è accettabile…).
Hai avuto purtroppo una serie di sfortune prima delle gare al Manx GP. Raccontaci cosa è successo e come hai risolto la situazione, che ha certamente creato per te una perdita di tempo e quindi di apprendimento del percorso.
Lunedì primo giro da solo, 100 mph in mezzo alle moto d’epoca. Martedì primo passaggio a 105 mph e secondo a 109 mph, quarto tempo in classifica ad un soffio
dai primi ed avendo tirato “a vista” chi mi seguiva (che risulterà poi terzo), comunque non male. Mercoledì giro da fermo in 108 mph con qualche sorpasso di troppo, mi lancio giù per Bray Hill con tutto sotto controllo, pronto per fare un bel secondo giro, ma arrivo a Union Mills e la moto butta acqua… Game over! A 13 secondi dall’essere l’italiano più veloce al Manx GP, una beffa.
Nei giorni successivi, grazie alla caparbietà, alla determinazione ed al buon cuore delle persone che erano con me sull’isola, si è riusciti a trovare un pezzo di ricambio e a proseguire quest’avventura! Purtroppo i problemi non erano finiti lì ed i successivi quattro giorni sono stati un calvario. Risultato: qualificato col nono tempo fatto segnare con la prestazione del secondo giorno, mentre tutti i miei compagni sono progressivamente migliorati fino a sabato.
La “quadra” l’abbiamo trovata solo lunedì pomeriggio grazie al rinvio della gara Newcomers A per maltempo, mai stato così felice di veder piovere! Sicuramente sarebbe stato bello poter disputare in modo proficuo tutti i giorni di prove a disposizione. Infatti, vista la progressione ottenuta, poter tenere il passo fatto nella gara Junior mi avrebbe dato la possibilità di giocarmi un risultato importante la sera precedente nella gara Newcomer A. Io sono contento anche così, perché ogni gara portata a termine sull’Isola di Man è già di per sé un risultato prestigioso di cui andare fiero.
C’è un punto del tracciato che ti ha colpito in modo particolare, negativamente o positivamente?
Il punto del tracciato che mi ha messo maggiormente in difficoltà sono state le due miglia che vanno da Ginger Hall a Glentramman, sono bucatissime! Con cambi di pendenza, cambi di luce e saltini non particolarmente visibili in cui la moto perde contatto col terreno, pare galleggi, il tutto in accelerazione sopra i 200 km/h!
Però non mi ha colpito negativamente, cioè, non è una condizione che adoro, sia chiaro, ma l’approccio mentale è tutto, per cui se ci trovi qualcosa di positivo è meglio! Io di positivo ho trovato che farlo a più di 200 km/h in condizione gara mi metteva meno in difficoltà che a 100 km/h con la Speed Triple in ricognizione con morosa al seguito!
Questa per te è stata la prima corsa su strada in assoluto, tu che vieni da vari anni di gare in pista. E’ stato difficile adattare il tuo stile di guida a quello “da strada”?
Direi di no, bisogna fare cose diverse, questo è vero, ma sono stato a bordo strada a vedere come si guida prima all’Ulster GP 2013 e poi al Tourist Trophy di quest’anno. Inoltre, ho sempre prediletto i circuiti veloci come il Mugello o Brno e una mia caratteristica di guida è fare molta velocità di percorrenza a centro curva con un ingresso progressivo e veloce. Questo se avviene in modo naturale è un aspetto molto proficuo per la tecnica di guida che si usa in posti come l’Isola di Man.
Si sente spesso dire, forse in modo un po’ romanzato, che correre all’Isola di Man ti cambia la vita. Proprio come titola un famoso libro di Mario Donnini, “Muori o vivi davvero”. Qual è la tua opinione?
Sono molto legato a quel fantastico libro! Credo di averlo consumato. Non so se mi abbia cambiato la vita, so solo che non credevo di trovarmi così bene e che mi piacesse così tanto! Guidare lì è una cosa diversa da tutto il resto fatto da me in sella ad una moto prima d’ora. Quello che mi piace tantissimo è la tranquillità che devi avere mentre guidi per andare forte in quel contesto. Fantastico!
Prima di partire avrai sicuramente incontrato gente contraria alla tua avventura. “Troppo pericoloso” è quello che si sente dire più spesso. Ora che ci hai corso, cosa risponderesti?
Sì, pericoloso! Ma fantastico! Il “troppo” invece è relativo, la gente fa cose pericolose ogni giorno, ma siccome è assuefatta a questo tende ad accettarne il rischio e poi a dimenticarsene finché non succede qualche fatto spiacevole. Come dire “che caldo” d’estate e “che freddo” d’inverno. A me piace correre in moto e non è la mia missione catechizzare nessuno, se a uno non piace può cambiare canale.
Ultima domanda: lo rifaresti? Quali sono i tuoi progetti futuri?
Con tutto me stesso! Insieme al mio gruppo sto progettando la partecipazione al Tourist Trophy 2015! Il progetto è già partito e mi concentrerò principalmente sulla 1000, nelle gare Superbike, Superstock e nel Senior TT. Ora spero solo che, alla luce dei risultati ottenuti al Manx GP (debuttante italiano più veloce di sempre sul Mountain Course tra Tourist Trophy e Manx GP e italiano più veloce di sempre al Manx GP), possa ottenere degli aiuti concreti ed il supporto adeguato per poter portare a termine questo progetto nel modo più professionale possibile. Cosa che a livello italiano non sono mai riuscito ad ottenere.
Last but not least, vorrei ringraziare le persone che erano con me in agosto e che hanno reso possibile la buona riuscita di questo progetto, a partire dalla mia morosa Marta, il mio socio Alessandro Meregaglia, poi Massimo Venturini, Luca Faso, Gabriele Pezzotta, tutti gli sponsor/sponsor tecnici e gli amici di buon cuore.
Arrivederci alla prossima!
(Foto: Benedetta Zaccherini – Life While I Ride)






Immenso! Grazie a te!
Grazie Marco per tutto quello che fai, non ho parole…spero di poter essere al TT2015 per vederti sfrecciare dal vivo!
…belli e concreti i tuoi commenti sul montain….credo e spero che con la mente ancor piu’ libera e un buon mezzo a disposizione nei prossimi anni potrai solo migliorare constantemente la tua gia’ ottima prestazione….complimenti!