Joe Faragher e Karl Harris, un diverso destino

Le road races sono un mondo affascinante, limpido, emozionante. Ma nascondono purtroppo un lato buio, con cui spesso ci si ritrova a dover fare i conti.

Gli incidenti nelle corse su strada sono un fatto tanto crudele quanto reale. Crudele per chi ne è vittima, crudele per chi assiste, impotente spettatore della tragica conseguenza di una scelta di vita. Nella maggior parte dei casi, poi, si parla della vittima o del noto pilota infortunato, mentre i backmarkers, quei piloti tanto sconosciuti quanto anima pulsante delle road races, vengono lasciati un po’ ai margini.

Grazie all’intervista tratta da www.iomtoday.co.im, vogliamo quindi parlare di Joe Faragher, pilota mannese ventiseienne rimasto coinvolto nel tragico incidente che è costato la vita a Karl Harris.

Isola di Man, martedì 3 giugno 2014, secondo giro della gara Superstock TT. Harris, partito molto indietro a causa di problemi alla moto in qualifica, si trova ad effettuare uno dei numerosi sorpassi nel tratto di Montagna, più precisamente alla curva Joey’s, ai danni di Joe Faragher. Ma qualcosa va storto: la Kawasaki numero 35 di Harris e la Honda numero 84 di Faragher volano oltre i recinti, oltre il filo spinato, nei verdi campi mannesi.

Per Karl “Bomber” Harris, pilota amatissimo nel paddock del TT e del BSB, non c’è nulla da fare. Faragher sopravvive ed è di lui che, per una volta, vogliamo parlare. “Sono stato sfortunato ad avere quell’incidente, ma ora mi ritengo fortunato ad essere qui. Sembra irreale. E’ dura”.

Joe ha riportato fratture multiple, ma la principale fonte di preoccupazione era un profondo taglio sul collo dovuto al filo spinato della staccionata ai lati della strada; il filo spinato è entrato in profondità, scheggiando una vertebra e poi fuoriuscendo lasciando esposta la giugulare. “Il dottore ha detto che poteva vedere la vena pulsare e sarebbe riuscito a mettere la mano nella ferita e toccarmi la trachea”, racconta Joe.

A parte il flebile ricordo di un marshal che gli diceva che stava andando tutto bene mentre veniva caricato sull’elicottero, Faragher non ha memorie dell’incidente. “Ricordo qualcosa del Noble’s Hospital, ma non ricordo neppure di aver iniziato la gara. Pare che io abbia preso il cellulare di un marshal mentre ero disteso nel campo e abbia chiamato mio padre” (Andy Faragher, sponsor del 5 volte campione sidecar al TT Nick Crowe).

Il signor Faragher e Susie, la compagna di Joe, si trovavano al Grandstand in quel momento. “Sapevo il minuto esatto in cui Joe si sarebbe dovuto fermare per il pit stop” dice Susie, “e non vedendolo arrivare mi sono subito terrorizzata. Sai quando hai lo stomaco contorto perché senti che è successo qualcosa… Ho controllato il Live Timing e ho visto che non era passato dal Bungalow”. Il padre Andy racconta: “Ho ricevuto una telefonata, era Joe che mi diceva che era caduto sul Mountain e si era fratturato una gamba. Non sembrava molto preoccupante. Poi però sono andato all’ospedale ed è stato come vedere la scena di un film horror. Quando ho visto il collo di Joe sono inorridito”.

“Ho dei vaghi ricordi dell’elicottero e dell’ospedale” dice il pilota mannese. “So che Gary Johnson è venuto a trovarmi e continuava ad essere rimproverato dalle infermiere! Ma i primi veri ricordi risalgono a tre giorni dopo, quando sono stato trasferito in Inghilterra”. Joe ha sofferto anche fratture alla caviglia, alla schiena, alle costole; ha i nervi del braccio sinistro danneggiati e ha subito un’operazione a tibia e perone, più un trapianto di pelle laddove l’osso era fuoriuscito dalla gamba.

Ora prosegue con 27 antidolorifici al giorno, il recupero sarà lungo ma sta procedendo bene. Dopo tre settimane dall’incidente, Joe Faragher è tornato a casa all’Isola di Man con la compagna Susie e la figlia di quattro mesi Maisie-Joe. Il collo sta guarendo e le cicatrici non sono troppo evidenti.

Tutte tranne una. “Correrai ancora Joe?”

“Desidero tanto farlo. Ma, se lo farò, dovrò essere fisicamente al 100%. Non voglio essere un pericolo per me e per gli altri”.

 

 

(Fonte foto: Dave Kneen. Intervista tratta da “Millimetres away from death”)

 

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2 reazioni a Joe Faragher e Karl Harris, un diverso destino

  1. Davide ha scritto:

    Emozionante! Non aggiungo altro…

  2. marco grasso ha scritto:

    Le road races provocano gioia,passione,esaltazione e adrenalina a fiumi…lo spirito con cui tutti i piloti affrontano queste gare li rende quasi immortali e veri e propri eroi.

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