Road races, cuore e passione: intervista a Dario Cecconi

Se chiedete di lui nei paddock delle piccole road races vi risponderanno “the much loved Italian rider”. Perché lui è ormai di famiglia, benvoluto da tutti in Irlanda grazie alla sua simpatia ed estrema umiltà. 

cec1

Foto: Chris Usal

Dario Cecconi, toscano di Livorno, classe 1978, è uno dei pochi, pochissimi nomi italiani che possiamo trovare nelle classifiche delle corse su strada all’estero. Dario ha iniziato nel 2011 direttamente con la North West 200, replicandola nel 2012 e 2014. E’ stato il primo italiano nella storia a prendere parte alla Tandragee 100, piccolissima road race nel cuore dell’Irlanda del Nord, ma con un tracciato dichiarato tra i più belli al mondo. Dario la Tandragee l’ha ripetuta per tre volte, unendo dal 2013 anche la vicina Cookstown 100.

Ed ora è pronto a ripartire, in programma c’è una nuova stagione di corse su strada. Il suo è un approccio alle road races estremamente “passionale”, di cuore, sentimento. Ma non resta che leggere le sue parole per capire meglio ciò di cui stiamo parlando.
Dario, iniziamo con i tuoi programmi per questa stagione 2015. A quali gare hai intenzione di partecipare?

Ciao, quest’anno in programma ho Cookstown 100, Tandragee 100 e North West 200, prima di tornare in Italia per le salite del CIVS.
In base a cosa scegli le gare all’estero? Date, tracciato, trasferta?

L’idea iniziale era di ritentare il sogno che ormai mi si infrange da tre anni consecutivi: andare in Irlanda a fine Aprile, lasciare il furgone ad un amico tra una gara e l’altra e riportare giù moto e furgone a settembre dopo l’ultima gara, partecipando a più Nationals possibili. Purtroppo però quest’anno più che mai sono stato in bilico, a Gennaio ho avuto una serie di problemi economici in famiglia che hanno richiesto la priorità e quindi fatto abbandonare nuovamente questa idea.

Di fatto le gare le scelgo in base all’opportunità di farle. Il punto principale è fare la Tandragee 100, la amo, sono in famiglia e voglio stare lì. Sarebbe molto più intelligente e conveniente andare a fare le gare di agosto, nello stesso periodo ne farei di più…ma al cuore non si comanda, quindi, messo il “paletto” Tandragee, automaticamente viene fuori Cookstown nel weekend precedente; è un’ottima preparazione e ci sono diversi tratti che mi mettono in difficoltà, perfetto per verificare i miei progressi. E poi c’è la North West, che continuo a fare per via della lunghezza dell’evento; mi piace il fatto che duri una settimana, riesci a prendere il tracciato sei volte in tre giorni, è perfetto per fare prove ed imparare cose. Ormai è accusata di essere troppo “BSB” e poco road race; probabilmente è vero, ma io quando guido non mi accorgo di questo, siamo io e la strada, del resto non mi interessa, i miei crono si scontrano direttamente con quelli dei top rider con team al gran completo e quando riesco a qualificarmi con i miei mezzi e a migliorare i miei tempi la soddisfazione è immensa.

Infine c’è il CIVS. L’ho saltato nel 2013 e i miei compagni di viaggio mi sono mancati moltissimo, per questo ho deciso di fare in modo di partecipare a tutte le gare quest’anno; sono gli unici eventi in cui mi sento esattamente come in Irlanda.

 

Quindi finora la tua gara preferita in assoluto resta la Tandragee 100?

Esatto. Il tracciato è da urlo, me lo sono pure fatto tatuare addosso, organizzatori e cittadini vari mi hanno praticamente adottato, non ci rinuncerò finché potrò.

 

cec

Foto: Chris Usal

Hai mai pensato di partecipare a Manx GP, Southern 100 o Ulster GP?
L’Ulster avrei dovuto farlo sia nel 2013 che nel 2014, ma entrambe le volte mi sono fatto fregare da nostrane cattive compagnie. Questa stagione non è in programma per i problemi di inizio anno, ma prima o poi ci andrò; come Bush e Skerries presenta un tracciato che deve dare veramente grandi emozioni, ma tutte le Nationals sono così: strette, veloci, emozionanti e genuine.

Per quanto riguarda le gare sull’isola, l’ho sognato per qualche anno ma sono fuori dalla mia portata al momento, quindi inutile pensarci. Un giorno forse avrò messo da parte il gruzzolo necessario, ma fino ad allora preferisco non soffrire per cose che non posso raggiungere e godermi quello che posso fare.

 

Per quanto riguarda le salite, farai anche qualche tappa europea oltre al CIVS?

No, sembrano interessanti ma il mio calendario è già al limite delle mie possibilità, dovrei saltare qualche altra cosa e semplicemente non voglio.
Con quale moto affronterai questa stagione?

Con la stessa Suzuki 600 che ho usato lo scorso anno. Ha ancora freni e sospensioni di serie ma non è un problema, anzi, almeno potrò partire con i settaggi dell’anno precedente una volta tanto. E’ una moto, di base, assolutamente valida e per le strade irlandesi la trovo fantastica, sopratutto in frenata.

 

Hai qualche tipo di supporto tecnico o economico per le tue gare? In particolare mi riferisco alla visibilità che hai nelle gare all’estero, dove gli italiani si contano sulle dita di una mano…
Niente supporto tecnico, alle gare vado sempre da solo perché non ci sono piloti nella mia zona. Ormai ci ho fatto l’abitudine, ogni tanto tra il pubblico trovo qualcuno che mi aiuta coi cavalletti e allora utilizzo addirittura le termo in griglia, ma faccio sempre affidamento su me stesso. Alcuni connazionali mi criticano e dicono che uso questa cosa come scusa per i miei risultati; mi fanno un po’ pena, io non credo neanche di conoscerla questa gente, perché mi puntano?! Comunque le strade sono tre: o pagare qualcuno che ti dia un supporto tecnico, ma non è nelle mie possibilità; o aspettare qualche amico che sia disposto a prendere ferie e accollarsi la propria parte, ma facendo così rischierei di aspettare e non correre; oppure fregarmene di tutto il mondo, fare affidamento sulle mie forze e andare a correre, ed è quello che faccio. Ma non sono un pilota e neanche un meccanico, a volte preso da tutto quello che c’è da fare dimentico di controllare la pressione delle gomme, o magari non uso le termo perché i paddock irlandesi sono un po’ particolari… Chi se ne frega, faccio del mio meglio, non è una scusa, solo un’ammissione dei miei limiti. Io non riesco a fare tutto, ma finché riesco a qualificarmi e correre sono felice, le emozioni che provo sono irrinunciabili e giustificano ogni cosa.

Tutta la parte economica viene dal mio lavoro e dai miei risparmi. Semplice, rinuncio ad altro, soprattutto in inverno; di recente ho lasciato l’appartamento in cui stavo per una cameretta in affitto, solo questo cambiamento mi permetterà di pagarmi le gomme per tutta la stagione.

La mia moto poi va dal meccanico come quella di un qualsiasi altro cliente; a dirla tutta vengo sempre trattato più come un amico che come un cliente da Paolo di Mototech, a Rosignano dove vivo. Il supporto di fatto è dato da amici che mi aiutano, anche solo ospitandomi in Irlanda tra una gara e l’altra, come John vicino a Dublino, o Des e Chris nel nord dell’isola, ma sempre solo amici, niente di ufficiale o contrattuale o sponsorizzato.

Per quanto riguarda la visibilità non saprei, io ho semplici amici, non supporter, anzi, sopratutto in Irlanda, si può quasi dire che sia io un fan dei vari organizzatori e appassionati; hanno una passione genuina, niente doppie facce, sono in sintonia con loro ma si parla sempre e solo di amicizie, sono trattato come una normalissima persona che sfoga la sua normalissima passione. La visibilità è una cosa da piloti e quindi non mi tocca, io trotterello nella parte finale della classifica e per fortuna la gente guarda e questo mi mette al sicuro da occhi indiscreti; mi imbarazzo abbastanza quando non posso nascondermi dietro alla visiera, i complimenti mi mettono in difficoltà.
Una domanda difficile, qualcosa che credo non sia facile spiegare a parole: cosa provi quando abbassi la visiera per una gara in pista e cosa provi invece quando lo fai per una gara su strada? C’è differenza per te?

Onestamente la pista mi annoia, ci vado per necessità, quest’anno forse farò anche qualche altra gara in circuito ma boh…Tutti quegli spazi aperti, tutte quelle gomme… A me piace avere come riferimenti gli alberi, i muri, i lampioni dietro ai dossi. Mi trovo meglio nelle sedi stradali strette e veloci, dove l’errore non è perdonato, o quando piove a dirotto. Quello mi dà gusto nel guidare, nel preparare, nel rinunciare ad altro. Per questo non ho particolari emozioni legate alle gare in pista che ho fatto.

Invece quando chiudo la visiera per una gara stradale è tutta un’altra musica: all’improvviso è silenzio, non lo spieghi, stai per fare sesso sfrenato, sai che a breve il cervello passerà su un’altra modalità, niente ragionamenti ma percezioni, azioni e reazioni… Dura solo un attimo perché poi inizi a guardare la bandiera della partenza, ma quell’attimo basta a farti inumidire le labbra e farti pregustare quella sorta di trance… 

 

Quanta passione Dario, ci piace tanto il tuo spirito. Grazie e in bocca al lupo per tutto!

Grazie a voi!

Con le parole chiave , , , , , , , . Aggiungi ai preferiti : permalink.

8 reazioni a Road races, cuore e passione: intervista a Dario Cecconi

  1. Michael Rudolf05 ha scritto:

    Come non rimanere colpiti da questa intervista..?

    Ecco l’estratto più puro delle gare su strada!

  2. Michael Rudolf05 ha scritto:

    ..Se solo i nostri piloti avessero un minimo, una briciola di VALIDO supporto, potrebbero fare Cose Egregie.

  3. Oreste ha scritto:

    Ci vuole un bel coraggio per fare tutto da solo.

    Saluti

  4. Rino ha scritto:

    Complimenti, complimenti e ancora COPLIMENTI e come dicono i Francesi Chapeau!

  5. Rino ha scritto:

    Come si dice in Francia, Chapeau!

  6. Dario ha scritto:

    Grazie infinite 🙂

  7. MrBallymoney ha scritto:

    Grandissimo Dario! Sei un esempio sportivo assoluto!E se venissi io a darti un po’ d’ aiuto alla Tandragee e alla Cookstown. In quel periodo non c’è il 25 aprile e il 1 maggio?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.