Paton, una storia di genio e passione. Intervista a Roberto Pattoni

La storia che vogliamo raccontarvi oggi è una storia sportiva e romantica, di lavoro, passione e cuore. E’ la storia di una piccola azienda milanese che negli anni ha saputo fare grandi cose e scrivere il proprio nome nella memoria motociclistica collettiva. 

Intervista a Ryan Farquhar. Ecco il perchè del suo ritorno.

Dopo una brillante carriera, dopo aver vinto tanto, dopo essere diventato uno dei migliori road racer della storia, nel 2012 Ryan Farquhar prese l’improvvisa decisione di “appendere il casco al chiodo”. Troppo il dolore per la perdita dello zio Trevor Ferguson al Manx GP dell’Isola di Man, troppo il tempo sottratto alla bella moglie e alle figlie.

EICMA – Intervista a “Popy”, meccanico di Stefano Bonetti

Conoscere il mondo delle corse su strada non può limitarsi alla voce, seppur importantissima, dei piloti. Alle loro spalle ci sono figure fondamentali che meritano di essere ascoltate. Una fra tutte, quella del meccanico.

Durante l’EICMA abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con Massimiliano Macario, detto Popy, storico meccanico di Stefano Bonetti, l’italiano più veloce nella storia all’Isola di Man.  

EICMA – Intervista a Conor Cummins

Lui è uno di quei personaggi che non hanno bisogno di presentazioni. Uno dei big dello scenario road racing che si contraddistingue per la sua altissima statura e per il fatto di essere nato proprio sul circuito del TT, a Ramsey. Senza dimenticare il suo record al Tourist Trophy del miglior giro di sempre con partenza da fermo (uno standing start lap a 131.511 mph di media) resistito dal 2010 fino a quest’anno.

Molti poi lo ricorderanno per il tremendo “volo” alla Verandah al Tourist Trophy 2010…

Lui è Conor Cummins e abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui durante l’EICMA, presso lo stand della linea di abbigliamento scozzese Red Torpedo, di cui “Conrod” è uno dei testimonial.

 

 

Allora Conor, cosa ci dici della stagione 2014 che hai passato con Honda Racing? Sei soddisfatto di come è andata?

Sì, molto soddisfatto! Sapevo che quest’anno sarebbe stata una bella sfida per migliorarmi e avrei dovuto lavorare sodo. Non ho passato dei grandi momenti negli ultimi quattro anni, quindi tornare quest’anno con Honda e raggiungere i risultati che abbiamo ottenuto è stato grandioso. Ringrazio moltissimo Honda per avermi dato l’opportunità di dimostrare il mio potenziale. Credo sia andata molto bene e i risultati ottenuti sono proprio quelli che speravo. E’ il primo anno con un team nuovo, quindi è andato alla grande!

 

Dopo una serie di stop e contrattempi hai nuovamente raggiunto il podio quest’anno al TT, per ben due volte. Credi che questo ti abbia dato più forza e fiducia?

Sì, nella mia mente più che altro. Non ho mai messo in dubbio le mie abilità. Ma ero molto abbattuto e ho faticato per tornare ad un buon livello. Mi capitava spesso di pensare “ne vale la pena? Tornerò mai allo stesso livello di prima?”. Mi piace pensare che quest’anno ho dimostrato di esserci tornato, a quel livello. Certo, non ho vinto un TT ma non siamo molto lontani e non possiamo certo lamentarci per come sia andata. E’ stata una grande stagione!

 

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Foto di Benedetta Zaccherini

Puoi dirci qualcosa del 2015? Resterai ancora con Honda?

Non so ancora. La stagione è appena finita e tutti sono felici per quello che abbiamo fatto. Mi piacerebbe restare con Honda l’anno prossimo, ma dobbiamo solo aspettare e vedere cosa succede.

 

Perché, per il secondo anno di fila, non sei andato a Macao? Credo che a molte persone farebbe piacere vederti tornare. In fondo la tua battaglia nel 2009 con Stuart Easton è stata memorabile!

Sai, mi piacerebbe tornarci, ma devo farlo con la moto giusta. Ero consapevole già dall’inizio dell’anno che Honda non sarebbe andata a Macao in forma ufficiale e sapevo che avrei faticato per trovare un’altra moto, ma va bene così. Se ci fossi andato avrei dovuto farlo con una Honda, ma attualmente non ci sono molte Honda disponibili. Mi piacerebbe moltissimo tornarci, mi piace il circuito e l’evento è grandioso. In effetti sono stato invitato dagli organizzatori, ma andarci è stato impossibile per via della moto, ma è tutto ok.

 

John (McGuinness) ha corso a Macao con una Honda RAF Reserves. Avevano solo una Superbike, oltre alla Stock che hai usato tu nel corso della stagione?

Sì, avevano solo una Superbike e questa è stata la loro scelta. Non so altro, ma comprendo perfettamente la loro decisione. Questo era ciò che volevano, quindi a me sta bene.

 

Cambiamo argomento. Cosa ci dici della categoria Lightweight? Ti piacerebbe correrci ancora?

Sì, l’ho già fatto in passato. Ho guidato per il team KMR Kawasaki nel 2013 ed ho concluso al terzo posto al TT. L’ho provata solo una volta e niente di più. Mi piace come categoria; penso sia perfetta per i newcomer che vogliono imparare il circuito del TT. E’ un’ottima classe e mi piacerebbe correrci di nuovo, ma solo quando tutto sarà a posto e al momento opportuno. Magari nel futuro, chi lo sa?

 

Nell’ultima intervista che abbiamo fatto a Roma nel 2013 ci hai parlato della Conrod Events (la società di corsi di guida fondata da Conor) e della tua volontà di espanderti nel resto d’Europa. Come sta andando il progetto?

Ad essere onesto ho dovuto prendermi una pausa quest’anno per via degli impegni con le gare. Sono stato terribilmente impegnato e di solito intraprendo qualcosa solamente quando so di poter dare il cento per cento. Sapevo che quest’anno non mi sarei impegnato al massimo con la Conrod Events, il che è comprensibile, perciò mi sono preso una piccola pausa in attesa del prossimo anno. Il nome sta comunque girando, giusto per essere conosciuti. Quindi, check it out!

 

Ora una domanda che sta a cuore a molti. La questione sicurezza è frutto di accesi dibattiti tra gli appassionati di motori e tra gli stessi organizzatori, ed ovviamente le road races sono spesso e volentieri stigmatizzate. Nelle ultime decine di anni sono stati fatti grandi progressi per migliorare la sicurezza ad eventi come il TT, la North West 200, l’Ulster GP e alle National road races. Credi che si possa fare qualcosa in più , al TT per esempio?

Non credo che le gare saranno mai sicure al cento per cento. Dopotutto sono strade pubbliche, proprio come quella che hai preso per venire all’EICMA. Sono proprio la stessa cosa. Puoi incrementare la sicurezza, certo, ma non saranno mai sicure al cento per cento. Ad essere onesti, credo che neanche un circuito permanente possa mai diventare totalmente sicuro, perché la gente continuerà ad avere incidenti e a farsi male, senza dover per forza colpire qualcosa. Non sto dicendo che non concordo con le posizioni di altri, questo è solamente il mio punto di vista. Non renderai mai una road race sicura, che sia il TT, la North West, l’Ulster o persino le gare in Europa. Sono tutte pericolose, il motorsport è un ambiente pericoloso, uno sport molto pericoloso. Questa è la mia idea.

 

C’è una gara che ti piacerebbe fare per la prima volta? La Pikes Peak, ad esempio…

Mi piacerebbe molto correre a Bonneville. Ho pensato alla Pikes Peak per molti anni, ma ho sempre incontrato problemi di logistica. Mi piacerebbe fare anche la 8 ore di Suzuka. Magari altri eventi, come una tappa del Campionato Mondiale Supermoto, ne vado pazzo! Ci sono molte cose interessanti, ma per ora restiamo alle road race e vediamo cosa succederà!

 

Grazie mille Conor, in bocca al lupo per tutto!

 

(Foto: Denis Pian)

EICMA – Intervista a Stefano Bonetti

EICMA, Milano. Stefano Bonetti ha appena ricevuto i due meritatissimi trofei ad incoronare la doppia vittoria nel Campionato Italiano e nel Campionato Europeo Velocità in Salita 2014. Due trionfi che valgono molto, moltissimo, per lui che ha dovuto affrontare un non semplice ritorno alle corse. Fatto però, in questa stagione, nel modo migliore possibile.

EICMA – Intervista a Dean Harrison

Dopo la sua visita dei giorni scorsi all’EICMA, dove ha avuto il piacere di vedere la presentazione della nuova R1 che sarà tra le sue mani il prossimo anno, abbiamo raggiunto telefonicamente Dean Harrison, uno dei giovani talenti del mondo road racing al centro delle ultime vicende di mercato. 

La prima volta all’Isola di Man: intervista a Marco Pagani

A volte i sogni rimangono tali. A volte invece si ha la capacità, la determinazione e la possibilità di trasformarli in qualcosa di reale. Addirittura in qualcosa che rimarrà scritto, almeno fino a nuovo ordine, nella storia motociclistica italiana. 

Federico Natali e Marco Pagani: tutto pronto per il Manx GP!

Isola di Man. Attorno a noi tutto sta prendendo forma per il grande evento Manx GP/Classic TT, con furgoni, camion e moto che giorno dopo giorno sbarcano sull’isola e affollano il paddock. Un’atmosfera assolutamente familiare, una calma che ben presto lascerà il posto all’adrenalina delle prove e delle gare.

A partire proprio da oggi, sabato 16 agosto, i newcomers del Manx Grand Prix effettueranno il loro primo giro a gruppi dietro ai marshall, pronti poi per iniziare ad affrontare il Mountain Course da soli. Anche le altre classi (Supertwin, Junior e Senior) inizieranno le prove da sabato 16, classi che ospitano piloti già più esperti.

Durante questa edizione 2014 del Manx GP (che, ricordiamo, si corre esattamente sullo stesso tracciato del Tourist Trophy, con le stesse regole di partenza singola ogni 10 secondi e con le stesse identiche difficoltà), il tricolore sarà tenuto alto da due piloti, Federico Natali e Marco Pagani.

Federico è al suo secondo anno di Manx GP, dopo aver ottenuto un 22° posto nella Newcomers Race 2013 in sella alla Suzuki del Team OnBike Viareggio. Ora è pronto per la seconda sfida al Mountain Course, questa volta nelle classi Junior e Supertwin, ma non senza qualche difficoltà: il pilota di Viareggio è stato vittima di una brutta caduta durante la gara CIVS di Carpasio-Prati Piani, rimediando fratture importanti. Oltre che la moto, nei prossimi giorni dovrà anche testare la propria forma fisica.

Marco Pagani affronta invece lo storico circuito dell’Isola di Man per la prima volta, iscritto alle classi Newcomers A e Junior. Il pilota bresciano è al suo anno “di apprendimento”, anche se, per la verità, ci vuole molto tempo prima di considerarsi esperti del lunghissimo tracciato del Mountain (60,7 km).

Abbiamo fatto ad entrambi qualche domanda qui sull’isola, in una doppia intervista che mette in luce i punti di vista di un newcomer e di chi, il Mountain, già lo ha conosciuto.

 

Manca ormai pochissimo all’inizio del Manx GP, il primo in carriera per Marco Pagani ed il secondo per Federico Natali. Come vi state preparando, fisicamente e mentalmente, per affrontare questo evento?
NATALI – Già… Ormai manca veramente poco! Sinceramente il pensiero che mi distruggeva più di tutti era quello del viaggio per giungere a destinazione: tanta autostrada! Al Manx GP ho iniziato a pensarci una volta arrivato al Grandstand. Per quanto riguarda la forma fisica, invece, sto facendo i salti mortali, causa l’incidente che ho avuto il 22 giugno durante una gara. Sto recuperando abbastanza bene, ma sicuramente non sarò al 100%.

PAGANI – Mentalmente mi sto preparando da tanto tempo, perché credo che la conoscenza del tracciato, inizialmente teorica, sia una parte fondamentale per questa gara. Ho fatto moltissimi giri del tracciato con la PlayStation, molto utile, e guardato vari video onboard. Poi, dal vivo è ovviamente tutto un po’ diverso, soprattutto ti rendi finalmente conto di quanto sia sconnesso il tracciato! Durante il TT ho avuto la possibilità di fare un giro del percorso con John Burrows, nel suo furgone: John è un espertissimo ex pilota e mi ha dato consigli veramente preziosi! In questi giorni poi ho cercato di fare più giri possibile con la mia Triumph che mi sono portato sull’isola. Fisicamente invece non sto facendo nulla di più rispetto all’allenamento per le gare nazionali. Cerco però di fare un esercizio particolare, cioè ripercorro mentalmente il tracciato, curva per curva, mentre corro a piedi. 

 

Ricordiamo ai nostri lettori, in seguito alle vostre interviste già pubblicate nei mesi scorsi, con quali moto correrete al Manx e in quali categorie.

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La Gladius di Federico Natali

NATALI – Quest’anno affronterò il Manx con una doppia sfida: prenderò il via infatti sia con una Suzuki GSX-R600 nella categoria Junior, sia con una Suzuki Gladius nella categoria Supertwins.

PAGANI – Correrò con una Kawasaki ZX-6R nelle categorie Newcomers A e Junior.

 

Com’è stata la scelta e la preparazione delle moto per un’avventura così diversa da tutte le altre? 

NATALI –  La decisone di fare la doppia categoria è stata presa sia per fare più chilometri possibili, sia perché dopo l’Eicma è nato un progetto con Suzuki Italia che riguarda la messa in onda di un format televisivo, nello specifico “Sfida da Bar”, nel quale si parlerà dell’esperienza sull’Isola secondo il mio punto di vista in sella a due moto completamente diverse. Per quanto riguarda la preparazione dei due mezzi, la Gladius è stata affidata alle mani esperte di Ezio Rosboch, uno dei preparatori migliori per quanto riguarda le bicilindriche. Il suo compito non sarà facile, in quanto sull’Isola regnano le Kawa Er-6 nella Supertwins, capaci di scaricare ben 94 HP al suolo. Per quanto riguarda invece la preparazione della GSX-R600 mi sono affidato ad uno dei Team di riferimento di Suzuki Italia, Falaschi moto. I ragazzi credono molto a questo progetto e infatti mi hanno messo a disposizione una loro GSX-R a pochi giorni dal mio incidente, dove della mia è rimasto ben poco. Ovviamente con i dati raccolti nell’edizione passata del Manx stiamo cercando di partire con un set-up di base che mi consenta di affrontare subito i primi giorni di prove libere nel migliore dei modi, anche se molte cose andranno riviste sul posto, soprattutto per la Gladius che in versione carenata Supertwins è ben diversa da come la guidavo nel Trofeo Suzuki.

PAGANI – La scelta della moto è stata praticamente obbligata, perché al Manx GP le moto 4 cilindri possono essere al massimo 600cc. La mia è una Supersport e, oltre a revisionarla ed ispezionarla in modo mirato per un tipo di gara così lunga, ho anche dovuto provvedere all’allargamento del serbatoio per riuscire a fare un rifornimento ogni due giri. A questo proposito ringrazio moltissimo Carlo Gelmi di VercarMoto per la sua disponibilità.

 

 Quali sono le vostre principali preoccupazioni?

NATALI – In realtà nell’aria non ci sono molte preoccupazioni a livello tecnico. Le uniche due che per adesso mi vengono in mente sono sicuramente il viaggio, in quanto sono veramente tante ore di furgone. Poi in realtà siamo partiti con due unità: una per la Gladius ed una per la GSX-R . L’altra preoccupazione reale riguarda il mio stato fisico. Come ti dicevo prima, sto facendo i salti mortali per cercare di recuperare il più velocmente possibile, questo grazie ad un mio sponsor tecnico “Ti Riabilita”, un centro fisioterapico dove ormai mi sono trasferito da qualche settimana. Il problema più grande sarà spingere sulle pedane e provare a tenere il ritmo.

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La Kawasaki ZX-6R di Marco Pagani

PAGANI – La mia più grande preoccupazione qui sono le buche e i tratti sconnessi, in particolare quello che va da Ginger Hall a Ramsey. Si tratterà di capire bene come assettare la moto. Abbiamo prove tutti i giorni da lunedì 18 a sabato 23, riuscirò a fare un paio di giri al giorno, bisogna capire in fretta!

 

 

C’è stato un momento, durante questa lunga preparazione per il Manx, in cui la vostra decisione di correre all’Isola di Man ha vacillato?

NATALI – Ecco, forse solo il particolare dell’incidente mi ha fatto vacillare un pochino sulla decisione o meno di andare. Per fortuna ho intorno a me persone forti e motivate, oltre ad alcuni specialisti che mi hanno visitato e mi hanno dato l’ok!

PAGANI – A dire la verità no, sono sempre stato entusiasta di questo progetto avvincente. L’incertezza c’è stata, ma non dovuta a me. Abbiamo avuto parecchi problemi nell’ultimo periodo, ritardi, sfortune… Ma adesso siamo qui!

 

Come vi sistemerete per due settimane sull’isola? E da chi verrete accompagnati?

NATALI – Anche quest’anno abbiamo optato per la sistemazione in uno dei Paddock che ci verrà assegnato. La struttura è composta da due furgoni e due tende per un totale di 21×6 metri quadrati. Per quanto riguarda il personale saremo in cinque in un primo momento: due persone della troupe tra cui l’ideatore del format di “Sfida da Bar”, Leonardo Repetto, poi Ezio Rosboch come meccanico che sarà aiutato dal mio babbo, pedina fondamentale e presenza fissa ormai da anni nelle mie gare. Sarà con noi anche il Team Falaschi.

PAGANI – In questa avventura mi accompagnano la mia fidanzata Marta e Massimo Venturini, che farà da meccanico. Sull’isola poi è sempre presente il mio amico Gabriele Pezzotta, che ha ormai molta esperienza in queste gare. Ci raggiungeranno anche Luca Faso, che si occuperà delle sospensioni, e il mio socio nel team Alessandro Meregaglia. Saremo nel paddock di erba con furgone e un grande gazebo in prestito da Burani Moto.

 

Qual è il vostro obiettivo per questo Manx GP, se ne avete uno?

NATALI – Fino al mese scorso sinceramente il mio obiettivo era quello di migliorare il mio best lap fatto l’anno scorso (21’13”). L’intenzione era quella di inseguire un 20′ alto per quanto riguarda la categoria Junior con la 600, per poi cercare di essere ammesso alla Senior, dove però il ritmo di tutti i piloti cambia vertiginosamente in 19′! Parlando di Supertwins, invece, la differenza tra i primi del TT, che girano in 19′, ed i primi del Manx è di solo 1 minuto, quindi diciamo che volendo rimanere nei primi quindici bisogna impegnarsi a girare almeno in 22′ . Nella mia situazone fisica attuale ovviamente non ho pretese e solo dopo i primi giorni di prove libere capirò quanto posso chiedere a me stesso.

PAGANI – Il mio obiettivo è quello di percorrere il maggior numero di chilometri possibile e acquisire esperienza sul campo in queste due settimane. Mi piacerebbe che questo fosse un progetto a lungo termine, per poter tornare più volte nei prossimi anni e riuscire a  disputare il Tourist Trophy. 

 

Cosa significa per voi correre sul Mountain? Voglio dire, cosa vi spinge a farlo e quando avete pensato per la prima volta (in modo serio e concreto) di volerci correre?
NATALI – Beh, credo che sia il sogno o il desiderio di tanti piloti. Riuscire finalmente a correre ed essere protagonista di una Manifestazione del Motociclismo come questa è una sensazione che ti lascia il segno per sempre. Io ho coronato il mio sogno l’anno scorso, quindi diciamo che ero sufficientemente soddisfatto… Eppure, appena mi si è presentata di nuovo la possibilità di partecipare, ho subito accettato. Praticamente correre sul Mountain è la gara di riferimento che uno aspetta tutto l’anno. In base al TT o al Manx un pilota organizza il resto della stagione!

PAGANI – Correre sul Mountain Course è il coronamento di un sogno per me, per la storia che il tracciato porta con sé e perché per me è fantastico pensare di mettere le ruote dove le hanno messe tanti campioni e piloti che ammiro. Il momento in cui mi sono reso conto di voler concretamente correre all’Isola di Man è stato durante il Tourist Trophy 2013, mentre seguivo la diretta delle prove su Manx Radio dal divano di casa mia.  Era un periodo di stop dalle gare, nel quale mi sono chiesto quale esperienza motociclistica mi sarebbe davvero piaciuta fare. In agosto poi sono andato con la mia morosa a vedere dal vivo l’Ulster GP, che mi ha fatto capire che la cosa era fattibile e, una volta di ritorno, si è cominciato a progettare questa avventura. 

 

Da questo pomeriggio (ore 17.20 locali) partiranno le prime prove (non cronometrate) del Manx GP 2014. In bocca al lupo a tutti e soprattutto a Federico e Marco!