Vi sarà certamente capitato, guardando immagini delle road races, di vedere un’inconfondibile tuta con le frange in stile cow-boy, appartenente ad un signore sulla cinquantina, piuttosto basso e tarchiato.
Dimentichiamo cordoli, guard rail e vie di fuga. Dimentichiamo asfalto liscio e box. Immaginiamo invece di sfiorare alberi e muretti a secco, di percorrere a velocità impensabili delle strade normalmente aperte al traffico, evitando tombini e cartelli stradali. Immaginiamo di passare tra le case di un tranquillo paesino inglese e poi fuori, tra prati verdi e pecore, perdendo lo sguardo all’orizzonte nel mare d’Irlanda. Dimentichiamo per un attimo la pista. Questa è una corsa su strada.
Negli ultimi tempi il determinante “fattore meteo” è stato seriamente preso in considerazione dagli organizzatori delle principali road races: NorthWest 200 e Ulster GP stanno cercando di ottenere una flessibilità dei giorni di prove e gare grazie ad una raccolta firme. Ora è il turno del Tourist Trophy.
Alto, biondo, occhi azzurri: più che un pilota, Mark Miller sembra quasi un attore hollywoodiano. Statunitense lo è, comparsa in alcuni spot pubblicitari pure. Ma Miller ha scelto ben altro nella vita, ha scelto le moto e le corse. E lo ha fatto nel migliore dei modi, riuscendo a scrivere il suo nome nella storia.